A cura di Carla Salmaso. Orientatrice e formatrice presso la Scuola grafologica morettiana di Verona.
La scrittura a mano è molto più di un mezzo per comunicare. È un’espressione individuale, unica e irripetibile: ogni tratto registra chi siamo, il nostro sentire, il nostro modo di essere in relazione con il mondo. Non è una metafora, è il presupposto su cui si fonda la grafologia.
La grafologia è una scienza umana
Definita dalla letteratura specialistica come scienza umana, la grafologiastudia la complessità dell’individuo attraverso l’analisi della manoscrittura.
In Italia, questa tradizione ha una radice precisa: gli studi di Padre Girolamo Moretti (1879-1963), frate francescano che ha codificato un sistema segnico rigoroso, riconosciuto ancora oggi come fondamento del Metodo morettiano. Si tratta di un metodo di indagine strutturato, che dialoga con neurologia, psicologia, pedagogia e linguistica.
Le neuroscienze contemporanee confermano ciò che la grafologia sostiene da decenni: la scrittura manuale coinvolge aree cerebrali complesse, dalla pianificazione motoria all’elaborazione linguistica, favorendo memoria, apprendimento e sviluppo cognitivo.
A cosa serve studiare grafologia
Gli ambiti di applicazione della grafologia sono più ampi di quanto si immagini. Il più noto è quello forense, l’analisi peritale di documenti manoscritti, ma la disciplina trova impiego anche nella selezione del personale, nell’orientamento scolastico e professionale, nel supporto ai processi di apprendimento in età scolare.
C’è poi una dimensione meno visibile, ma di pari rilevanza: lo studio della grafologia come percorso di crescita personale. Conoscere grafologicamente la propria scrittura, significa iniziare a conoscere se stessi, il proprio potenziale, i propri schemi, le proprie risorse, le modalità di relazione, il grado di consapevolezza.
Perché la formazione in presenza fa la differenza
Una professione di relazione, qual è la grafologia, implica la necessità di un’esperienza di conoscenza viva e diretta. La Scuola grafologica morettiana di Verona, attiva dal 2011, propone corsi in presenza proprio per questa ragione: solo a contatto diretto con campioni reali di scrittura, con strumenti concreti e con il confronto immediato con professionisti si sviluppa quella capacità di apprendimento che non si acquisisce a schermo.
Durante il percorso gli studenti lavorano su esercitazioni pratiche, sempre affiancati dai formatori, affinano la capacità di rilevazione dei segni grafologici e costruiscono un patrimonio di competenze che si consolida attraverso lo scambio con altri professionisti e con i compagni di studio.
Studiare grafologia: un percorso che non smette di sorprendere
Chi intraprende lo studio della grafologia morettiana raramente lo abbandona perché la materia sa restituire sempre qualcosa di nuovo. È una disciplina che richiede dedizione, studio e impegno, ma che offre in cambio una chiave di lettura dell’essere umano difficilmente replicabile con altri strumenti.
Guida agli sbocchi professionali di un settore in crescita
A cura di Carla Salmaso. Orientatrice e formatrice presso la Scuola grafologica morettiana di Verona.
Cosa fa il grafologo? Quali sono i suoi sbocchi professionali? Come si forma?
Sono le domande che mi vengono poste più spesso: dietro ciascuna si nasconde un’aspettativa, di chiarezza, di legittimità, di futuro. Provo a rispondere con ordine.
Chi è il grafologo
Il grafologo è l’unico professionista che studia la scrittura nel suo movimento e nella sua valenza simbolica. Non si tratta di interpretazione intuitiva: sotto la lente sono posti la qualità e la tipologia dei gesti grafici, analizzati con strumenti specifici e codificati.
Nel Metodo morettiano, il sistema elaborato dal frate francescano Girolamo Moretti e oggi studiato in tutto il mondo, ogni segno grafico ha un significato preciso, verificabile e trasmissibile.
Una professione regolamentata
A livello normativo, la professione grafologica è riconosciuta dalla Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Dopo la soppressione del percorso universitario in Scienze Grafologiche, la formazione dei futuri grafologi è affidata a istituzioni private accreditate.
La Scuola grafologica morettiana di Verona, nata in seno all’associazione Consulenti Grafologi Morettiani, è attiva dal 2011 e prevede un percorso triennale teorico-pratico al termine del quale viene rilasciato l’attestato di Consulente grafologo. Tale traguardo rappresenta solo l’inizio del percorso professionale: una volta formato, il grafologo è tenuto a iscriversi alle associazioni di categoria e a mantenere costante il proprio aggiornamento professionale.
Gli sbocchi professionali: tre ambiti, un solo filo
Ambito legale
È forse il più noto. Il grafologo opera come CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) o CTP (Consulente Tecnico di Parte) nei procedimenti giudiziari, con il compito di attestare l’autenticità o la falsificazione di documenti manoscritti come testamenti, contratti, firme contestate, ecc..
Ambito aziendale
Nelle risorse umane, la grafologia è uno strumento di supporto alla selezione e consente di arricchire la comprensione del potenziale del candidato. Il grafologo affianca i selezionatori del personale nell’individuare competenze, stili relazionali e potenziale, aspetti che un curriculum non può restituire.
In diversi paesi europei, tra cui la Svizzera e la Francia, l’analisi grafologica vanta una tradizione consolidata come strumento di supporto nei processi di selezione. In Italia, la disciplina presenta ancora un ampio margine di diffusione e rappresenta un’opportunità di sviluppo per i professionisti che desiderano integrare nuove metodologie di analisi attitudinale.
Ambito educativo
L’orientamento scolastico e professionale è un campo in piena espansione. La grafologia consente di individuare attitudini, stili cognitivi e risorse personali negli adolescenti, supportando scelte formative più consapevoli.
Particolarmente promettente è anche il lavoro legato all’apprendimento della scrittura in età prescolare e scolare: un terreno dove la competenza grafologica fa la differenza, in costante dialogo con gli insegnanti.
Nell’era digitale, la scrittura non scompare, si reinventa
C’è chi pensa che parlare di scrittura a mano nel 2026 sia anacronistico. È esattamente il contrario. La tecnologia, anziché sostituire la manoscrittura, la insegue: basta cercare nelle app dei propri dispositivi per scoprire quante applicazioni siano dedicate proprio allo scrivere a mano in digitale.
E poi ci sono le firme digitali, oggi dotate di piena validità legale: un gesto grafico che ha tutto il peso di una firma tradizionale.
Vuoi diventare grafologo?
Se questa professione ti incuriosisce, il primo passo è conoscerla da vicino. La Scuola grafologica morettiana di Verona forma Consulenti grafologi con un percorso triennale appassionante e in continua evoluzione. Per ricevere informazioni sui nostri corsi di formazione scrivi a info@centrografologia.it oppure chiama il 348 3479588.
Orientatrice e formatrice. Direttrice della rivista Scrittura.
Il momento dell’anno in cui gli studenti si trovano a scegliere il nuovo percorso di studi dovrebbe emozionare ed entusiasmare. Invece, troppo spesso, diventa fonte di preoccupazione e di timore di sbagliare sia per i giovani che per le loro famiglie. Questo contributo vuole essere un invito a considerare nuovi criteri per una scelta, che sappiano andare oltre il rendimento scolastico e che considerino una dimensione a tal punto importante da determinare il modo in cui il giovane guarda e affronta il mondo: quella emotivo-affettiva e relazionale, che emerge, in modo chiaro e inequivocabile, dalla scrittura a mano.
Perché i voti non bastano per scegliere la scuola giusta
Molto spesso la scelta della una scuola è compiuta considerando variabili che dipendono da fattori esterni al ragazzo: i voti in una determinata disciplina, per esempio; oppure gli interessi del momento (che in adolescenza possono cambiare con la velocità di un post su Instagram); la paura di perdere l’amico del cuore o il bisogno di assecondare gli adulti di riferimento; o, ancora, la convinzione che un determinato percorso garantisca degli sbocchi professionali, nonostante sia oramai noto che oltre il 50% delle professioni che si eserciteranno a partire dal 2030 non sono ancora state inventate.
La variabile nascosta: come si apprende davvero
La risposta che la psicopedagogia e le neuroscienze offrono orami da decenni è chiara, anche se fatica a entrare nel comune linguaggio educativo e dell’orientamento scolastico: l’apprendimento non avviene attraverso processi esclusivamente cognitivi, non è un semplice download di dati depositati nel cervello.
Si impara con il cuore, con la relazione, con l’attenzione e con la cura.
Emozione e cognizione sono a tal punto inseparabili che, senza un coinvolgimento emotivo-relazionale, il cervello non consolida le informazioni a lungo termine ma a brevissimo termine…giusto il tempo necessario per soddisfare le richieste immediate di un’interrogazione o di una verifica.
Il modo in cui ogni individuo, e a maggior ragione un adolescente, apprende non è, dunque, il frutto esclusivo di abilità intellettive. È la conseguenza degli strumenti affettivo-relazionali con cui quelle abilità vengono attivate. L’apprendimento significativo è scoperta, partecipazione attiva,costruzione di senso attraverso l’esperienza e non assorbimento passivo di nozioni.
La dimensione emotivo-affettiva-relazionale raramente viene presa in considerazione nella fase di scelta scolastica. Eppure è proprio questa a fare la differenza tra un percorso vissuto dinamicamente uno sopportato con fatica.
Tale dimensione, che emerge chiaramente nell’analisi grafologica, è la stessa che i test attitudinali tradizionali faticano a rilevare, perché si tratta di qualcosa di profondamente individuale e, soprattutto, di non standardizzabile.
Cos’è l’orientamento scolastico con la grafologia (e cosa non è)
Chiariamo subito cosa non è l’orientamento scolastico su base grafologica: non è una risposta preconfezionata che consegna al ragazzo e alla famiglia l’indirizzo scolastico da intraprendere perché la scelta spetta sempre e comunque a loro. Allo stesso modo, non rappresenta un’alternativa ai colloqui e alle indicazioni orientative degli insegnanti, i quali restano le uniche figure che conoscono come il ragazzo si relaziona con lo studio quotidiano.
È molto di più: uno strumento che offre al ragazzo un percorso di autoconoscenza, vale a dire il vero scopo di ogni attività di orientamento. Attraverso l’analisi della scrittura a mano, il grafologo morettiano porta alla luce alcune delle caratteristiche specifiche dello scrivente: per esempio il suo stile relazionale, la capacità di autodisciplina, il modo in cui gestisce la frustrazione, la curiosità intellettiva, al capacità di analisi o di sintesi, la tenuta a lungo termine, la costanza, il metodo, la modalità di memorizzare e di restituire l’appreso, evidenziando, nel contempo, i punti di forza e i punti di debolezza rispetto a una potenziale scelta. Ciò non stupisce se si considera la scrittura a mano alla stessa stregua di un comportamento che gode di una caratteristica specifica: essere un microcosmo nel quale si proietta, inconsapevolmente, il macrocosmo dello scrivente.
Cosa legge il grafologo nella scrittura di un adolescente
Più nello specifico l’orientamento scolastico su base grafologica consente di rilevare:
La dimensione relazionale-affettiva: come il ragazzo si relaziona con le figure di riferimento, con il nuovo, con l’imprevisto? Lo fa con preoccupazione o con curiosità ed entusiasmo? Riesce a ricalibrare le proprie risorse per trovare una soluzione creativa o ha bisogno di regole a cui aderire per vedersi riconfermato?
Le risorse latenti: abilità e inclinazioni che non sono ancora emerse.
La costanza e l’auto-motivazione: è autonomo o necessita di stimoli esterni?
Lo stile di apprendimento: analitico o globale, visivo o cinestetico, rapido o riflessivo.
Le aree di miglioramento intese non come “difetti” da correggere, ma come punti su cui lavorare consapevolmente in funzione del percorso che sceglierà.
Il grafologo, inoltre, aiuta il ragazzo a conoscersi grazie anche al colloquio di restituzione che diventa così un momento di riconoscimento e di sollievo per lui e per la famiglia.
Come si svolge una consulenza grafologica per l’orientamento
Il processo è semplice e non invasivo. Ecco i passaggi tipici di una consulenza grafologica per l’orientamento scolastico:
Raccolta di campioni di scrittura: il ragazzo scrive a mano secondo le consegne fornite dal grafologo.
Analisi grafologica: il consulente grafologo procede con la relazione.
Report scritto: il grafologo restituisce alla famiglia un documento scritto che raccoglie i punti salienti dell’analisi, utilizzabile anche in futuro come riferimento e contestualmente fissa un colloquio di restituzione con il ragazzo e con i genitori.
Un caso reale: cosa rivela la scrittura a mano di un’adolescente
Marta, 13 anni, ha appena iniziato la terza media. Sin dal primo anno della scuola secondaria di primo grado la ragazzina si è dimostrata molto brava nelle materie scientifiche, dove ha sempre avuto voti alti. Per questo sta valutando di iscriversi al Liceo scientifico (scienze applicate). Il rendimento nelle altre materie è nella media, né ottimo né preoccupante. Marta è una ragazzina poco costante nello studio e fa il minimo indispensabile per arrivare alla sufficienza. Non è una leader ma un’ottima gregaria. Non ha sogni nel cassetto né sa ancora cosa le piacerebbe fare “da grande”.
Riferisce che non le piace studiare, a parte aritmetica, geometria e scienze perché (testuali parole) «l’insegnante è simpaticissimo e spiega in modo facile e divertente».
Di fatto la scelta di intraprendere un liceo scientifico è dettata dal buon rendimento nelle materie scientifiche.
Sono molteplici, dunque, le domande a cui un’analisi grafologica, nel caso specifico, deve rispondere: l’interesse per le discipline scientifiche rientra nelle abilità di Marta o è legato all’ottimo rapporto con l’attuale insegnante? In altre parole: se, cambiando scuola, Marta trovasse insegnanti meno coinvolgenti ed empatici lei continuerebbe ad amare le discipline scientifiche? Se l’ambiente fosse particolarmente richiestivo e ponesse l’accento sulla performance anziché sulla relazione, la giovane saprebbe reggere la pressione? Il fatto che il Liceo veda il suo sbocco naturale (seppur non obbligato) nell’Università, prevede che l’impegno nello studio duri almeno otto anni: Marta ha la tendenza al raggiungimento di un obiettivo a così lunga scadenza?
Dall’analisi della scrittura di Marta si rilevano indici che parlano di una sua marcata sensibilità, di una profonda insicurezza e di una certa cautela nell’affrontare il nuovo. Marta La ragazzina è generosa, disposta a sacrificarsi per gli altri (intelligenza interpersonale, per cui Marta sembra attivarsi più facilmente se e quando sente che il suo contributo ha un valore per qualcuno o per il gruppo) e con una buona dose di energia vitale, seppur in questo momento piuttosto contenuta e trattenuta (cosa non rara alla sua età). Relativamente all’area dell’apprendimento Marta sembra mancare di costanza e di metodo. È tendenzialmente poco organizzata e un po’ approssimativa. Ha un’attenzione spontanea per cui la sua concentrazione è guidata dal suo interesse più che dalla forza di volontà. È creativa e ha, in potenza, una buona capacità di sintesi, ciò significa che i suoi processi cognitivi procedono per macro-insiemi più che per singoli dettagli. Pur cogliendo nessi logici e collegamenti tra materie diverse, in questa fase non riesce ancora a “mettere a terra” le sue intuizioni.
In estrema sintesi
Rispetto alla scelta del Liceo scientifico Marta ha bisogno di rinforzare la tenuta dell’impegno nel tempo su compiti ripetitivi, curando il dettaglio, l’ordine, alla costanza, soprattutto rispetto a una pianificazione a lungo termine. Il rischio della frustrazione: non va taciuto che, in un ambiente scolastico che valutasse solo la costanza, la performance e il voto, Marta potrebbe rischiare di percepirsi come “incapace”, quando in realtà è, con buona probabilità, una pensatrice divergente.
Fermi restando alcuni aspetti che Marta dovrebbe potenziare per affrontare serenamente il percorso scolastico e lo studio (organizzazione, metodo e ordine), vista la sua naturale attitudine umanistica e viste l’empatia, la sua propensione alla relazione e il suo “bisogno” del gruppo, la giovane potrebbe prendere in considerazione e valutare anche il Liceo delle scienze umane.
Insegnanti, educatori, orientatori: perché imparare la grafologia migliora il lavoro quotidiano
L’orientamento scolastico è una competenza che trasforma il modo in cui un professionista dell’educazione si relaziona coi ragazzi. Chiunque integri la grafologia nelle proprie competenze, acquisisce, infatti, strumenti fondamentali da spendere quotidianamente nel rapporto con gli adolescenti. Non si tratta di diventare grafologi professionisti (anche se il percorso triennale della Scuola Grafologica Morettiana di Verona apre concretamente questa strada). Si tratta, piuttosto, di acquisire uno strumento di comprensione in più: uno sguardo che, allenato sul comportamento-scrittura, diventa capace di cogliere tensioni, risorse e potenziali.
Un insegnante che comprende il gesto grafico di un ragazzo legge la persona che scrive.
Ecco alcuni dei profili professionali che traggono vantaggio concreto dallo studio della grafologia morettiana applicata all’orientamento scolastico:
Docenti: l’analisi grafologica aiuta a comprendere meglio le dinamiche della classe, a individuare precocemente i segnali di disagio emotivo negli alunni e a personalizzare l’approccio didattico.
Orientatori: la grafologia diventa uno strumento di supporto al colloquio di orientamento, capace di far emergere aspetti che lo studente stesso non sa ancora tradurre.
Dirigenti scolastici e coordinatori pedagogici: conoscere la grafologia consente di leggere con maggiore acutezza i segnali nelle scritture dei ragazzi, di formare il corpo docente su questo strumento e di offrire alle famiglie un servizio di orientamento più completo e differenziato.
Psicologi scolastici, pedagogisti e counselor: la grafologia si integra naturalmente con il lavoro clinico e relazionale, offrendo un canale di osservazione non verbale e non invasivo, particolarmente prezioso con gli adolescenti che faticano a esprimersi a parole.
Educatori, tutor e formatori: in ambito extrascolastico, centri studio, doposcuola, percorsi di crescita personale, la grafologia offre un vantaggio concreto e una prospettiva di lavoro autonomo come consulente specializzato in età evolutiva.
L’associazione Consulenti Grafologi Morettiani APS di Verona
L’associazione Consulenti Grafologi Morettiani APS è attiva nel promuovere percorsi divulgativi e di formazione:
La formazione triennale che prevede moduli specifici dedicati all’età evolutiva, allo studio della personalità in fase adolescenziale, e all’applicazione della grafologia in ambito educativo.
Per informazioni sul corso triennale: info@centrografologia.it
FAQ: le domande più frequenti
La grafologia per l’orientamento è adatta a tutte le età?
È particolarmente efficace dal momento in cui la scrittura è sufficientemente consolidata (quindi non prima dei 10-11 anni). È, inoltre, funzionale sia per il passaggio medie-superiori sia per la scelta universitaria.
Quanto dura una consulenza grafologica per l’orientamento?
L’analisi richiede solitamente alcune ore di lavoro da parte del grafologo. Il colloquio di restituzione dura circa 45–60 minuti. Alcuni consulenti offrono pacchetti che includono anche un incontro di follow-up.
Può essere utile anche se mio figlio non ha difficoltà particolari?
Assolutamente sì. L’orientamento grafologico non è uno strumento «riparativo» per chi è in difficoltà: è uno strumento di potenziamento per chiunque voglia scegliere con più consapevolezza.
La grafologia morettiana è scientificamente riconosciuta?
La grafologia è una scienza umana e come tale va considerata. Il metodo morettiano, in particolare, è un sistema grafologico codificato e perfezionato da generazioni di studiosi. La grafologia è riconosciuta come professione dalla L. 4/2013. I suoi professionisti operano anche come consulenti tecnici nei tribunali italiani e come consulenti di parte.
È diversa da un test attitudinale classico?
Completamente. I test attitudinali misurano capacità standardizzate e danno risposte standardizzate. La grafologia legge l’individuo specifico, con la sua unicità, e questo è esattamente il punto di forza della grafologia.
Se vuoi prenotare una consulenza o partecipare a uno dei nostri corsi di formazione, scrivi a info@centrografologia.it oppure chiama il 348 3479588.
Questo è il periodo dell’anno in cui i grafologi orientatori sono impegnati a supportare famiglie e studenti nella scelta dell’indirizzo di studio.
Ma quali sono i parametri considerati e cosa distingue un profilo grafologico dalle altre attività che vengono proposte? Generalmente nella scelta dell’indirizzo di studio si considerano i bei voti, la “quantità” di competenze acquisite, o la materia in cui il giovane eccelle o le passioni e gli interessi coltivati (in rari casi, per la verità….). Ma sappiamo che le scelte possono essere compiute anche per contrasto, e allora vengono valutati lo scarso rendimento scolastico o il disinteresse per lo studio, le difficoltà, lo scarso impegno, ecc. La scelta può compiersi anche per comodità logistica, per timore del nuovo, perché così non si lascia l’amico, per il buon nome o perché si ritiene garantisca un futuro professionale, nonostante sia ormai risaputo che ben più del 50% delle professioni che si eserciteranno a partire dal 2030 non sono ancora state inventate.
E allora cosa osservare? La risposta è semplice ma troppo spesso trascurata, poco considerata e quasi derisa, almeno fino a quando non salta agli onori della cronaca: si tratta della dimensione emotivo/affettiva/relazionale che che emerge in maniera significativa proprio dalla scrittura e che raramente viene presa in considerazione in fase di scelta scolastica o universitaria. Il modo in cui ogni ragazzo apprende, infatti, non è frutto esclusivo di abilità intellettive ma la conseguenza degli strumenti affettivo-relazionali con cui queste abilità sono attivate.
Non si impara solo con “la testa” ma anche, se non soprattutto, col cuore e con la relazione: l’apprendimento significativo è scoperta e partecipazione attiva e se non si osserva questa dimensione tipicamente umana si perde di vista il parametro fondamentale per essere e divenire davvero consapevoli di sé e delle proprie scelte.
Le neuroscienze confermano ciò che la grafologia sostiene da sempre: la scrittura manuale è fondamentale per lo sviluppo cognitivo e l’identità personale.
La recente presentazione presso la Fondazione Luigi Einaudi dello studio Le neuroscienze dietro la scrittura: scrittura a mano contro digitazione rappresenta un ulteriore, fondamentale, riconoscimento scientifico dell’importanza della scrittura a mano. Pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Life, quest’ultimo lavoro – frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Neuroscienze del Policlinico universitario Agostino Gemelli e l’Osservatorio Carta, Penna & Digitale – fornisce prove neuroscientifiche incontrovertibili sui benefici della scrittura manuale rispetto alla digitazione. Un’altra raccolta di ricerche curata da Carlo Nofri, è stata pubblicata recentemente da Franco Cesani Editore col titolo Scrittura manuale e digitale: antagonismo o sinergia? In questo volume si leggono i contributi di grafologi, linguisti, psichiatri, storici della scrittura, neuroscienziati e pedagogisti a sostegno dell’importanza e del ruolo della scrittura a mano nello sviluppo culturale della società.
La rivoluzione neuroscientifica della Grafologia
I numerosi studi sull’importanza della scrittura a mano confermano quanto la Grafologia sia stata lungimirante (in ambito grafologico si pubblicano studi sul rapporto tra scrittura e attività cerebrale sin dal 1894). La scrittura manuale coinvolge le regioni del cervello responsabili della pianificazione motoria e le aree coinvolte nell’elaborazione visiva e linguistica, compresa l’area visiva della forma di parola e la corteccia motoria primaria, mentre la digitazione attiva prevalentemente le regioni motorie associate ai movimenti ripetitivi. Non solo: la manoscrittura interviene nello sviluppo del linguaggio al punto da rappresentare l’apice delle competenze linguistiche.
La scienza, infatti, conferma che la scrittura manuale rafforza la memoria e l’apprendimento, favorisce l’articolazione del pensiero e la creatività, stimola il cervello a collegare le attività motorie e i processi cognitivi, rafforza l’identità di chi scrive.
L’intelligenza della mano: quando la scienza incontra la Grafologia
I recenti studi sull’importanza della scrittura a mano, in ambiti che spaziano dalle neuroscienze alla psicologia cognitiva alla Grafologia, stanno portando alla luce scoperte estremamente significative. Tali ricerche non solo fanno risaltare il valore formativo e neurologico del gesto grafico, ma evidenziano in maniera sorprendente quanto la Grafologia abbia precorso i tempi. Questa disciplina ha intuito e analizzato per decenni correlazioni profonde tra il tratto grafico e le dinamiche psicologiche e cognitive dell’individuo, anticipando molte delle conclusioni a cui la scienza moderna sta giungendo solo oggi, armata di strumenti e metodologie avanzate. La mano, con la sua “intelligenza” e la sua complessa interazione con il cervello, si rivela così una finestra privilegiata sulla persona, un ponte concreto dove Grafologia e scoperte scientifiche contemporanee finalmente si incontrano e si rafforzano reciprocamente.
I dati allarmanti che confermano l’urgenza del problema
I numeri emersi dalle ricerche pubblicate dal MIM relative ai Principali dati relativi agli alunni con DSA sono drammatici: dal 2010 al 2023 i disturbi dell’apprendimento degli studenti italiani sono aumentati di più del 500%; i casi di disgrafia hanno visto un aumento di quasi il 300%. Questi dati non rappresentano solo statistiche, né possono essere riconducibili, come spesso si tenta di fare, al fatto che prima del 2010 non vi fossero diagnosi per DSA, ma dimostrano l’esistenza di una vera e propria emergenza educativa che richiede un intervento immediato. Non fosse altro perché si tratta di un trend in continua crescita.
La Grafologia morettiana: pioniera nella comprensione del gesto grafico
Padre Girolamo Moretti aveva anticipato di decenni ciò che oggi la neuroscienze conferma. Il metodo morettiano ha sempre considerato la scrittura come il risultato di un’attività neuromuscolare complessa, in cui ogni segno grafico rivela aspetti profondi della persona e del funzionamento dello scrivente.
La Grafologia morettiana, infatti, non si limita all’analisi della persona, ma offre strumenti preziosi per:
Favorire lo sviluppo armonico delle capacità cognitive
Potenziare l’autostima e l’identità personale attraverso il gesto grafico
Il corsivo: patrimonio culturale e neurobiologico
Gli studi evidenziano l’importanza della scrittura in corsivo, tema centrale nella formazione e nell’analisi grafologica morettiana. Si sono notate significative differenze tra chi utilizza il carattere corsivo rispetto allo stampatello: psicoterapeuti e neurologi segnalano che l’abitudine a forme semplificate di scrittura, come lo stampatello, riduce gli stimoli di produzione linguistica.
La scrittura corsiva rappresenta un patrimonio che va oltre l’aspetto puramente comunicativo e stilistico: è un vero e proprio agente di sviluppo cognitivo e strumento di espressione dell’individualità.
Evidenze scientifiche incontrovertibili
Le ricerche internazionali si moltiplicano confermando l’intuizione grafologica. Lo studio della professoressa Virginia Berninger dell’Università di Washington ha dimostrato come “in termini di costruzione del pensiero e delle idee, c’è un rapporto importante tra cervello e mano”. Altrettanto significativa è la ricerca condotta all’Accademia militare di West Point su un campione di 50 classi: al termine del semestre i dati emersi hanno dimostrato che gli studenti che non hanno lavorato con i mezzi digitali sono risultati del 20% migliori rispetto agli altri.
Nel dibattito tra l’efficienza della scrittura digitale e i benefici cognitivi della scrittura manuale, gli Stati Uniti d’America si sono trovati al centro di un interessante ripensamento. Dopo aver progressivamente ridotto o eliminato l’insegnamento della scrittura a mano, in particolare del corsivo, in favore delle competenze digitali, diversi stati hanno iniziato a invertire la rotta.
A partire dal 2010, con l’introduzione dei Common Core State Standards che minimizzavano il ruolo del corsivo, molti distretti scolastici avevano dato priorità alla digitazione. Tuttavia, le crescenti evidenze scientifiche sui benefici della scrittura a mano – dall’attivazione di specifiche aree cerebrali legate all’apprendimento e alla memoria, al miglioramento della motricità fine e delle capacità di pensiero critico – hanno spinto al cambiamento.
Ad oggi, almeno 22 stati americani hanno reintrodotto o rafforzato l’insegnamento della scrittura a mano, con 14 di essi che lo hanno fatto attraverso normative specifiche. Tra questi, stati come l’Alabama, l’Arkansas, la California, la Florida, la Louisiana, il North Carolina, il Tennessee e il Texas (solo per citarne alcuni) hanno riconosciuto il valore insostituibile del gesto grafico. Si è compreso che, sebbene la digitazione sia fondamentale nell’era digitale, la scrittura a mano offre un tipo di “ginnastica cerebrale” che la tastiera non può replicare, contribuendo a un apprendimento più profondo e a uno sviluppo cognitivo più completo. Questo ritorno alle origini non demonizza il digitale, ma lo riporta nella sua giusta dimensione di strumento complementare, riconoscendo alla mano un ruolo insostituibile nell’intelligenza umana
La battaglia per il futuro dell’educazione
Il recente evento alla Fondazione Einaudi rappresenta un punto di svolta nella consapevolezza dell’importanza della scrittura manuale. Come sottolineato durante il convegno: “la ricchezza multisensoriale della scrittura manuale non va dispersa, ma, al contrario, va integrata alla rapidità e all’innovazione della scrittura digitale”.
Un altro esempio emblematico è il festival Manu Scribere, che si tiene ogni anno a Bologna. Questo appuntamento è diventato un faro per tutti coloro che credono nel potenziale della scrittura a mano, riunendo esperti, studiosi, grafologi e appassionati. Attraverso convegni, laboratori e mostre, Manu Scribere si propone di dimostrare come la scrittura manuale non sia un retaggio del passato, ma uno strumento prezioso per lo sviluppo cognitivo, la creatività e la formazione del pensiero critico, complementare e non antitetico alle nuove tecnologie. L’esistenza di un festival così dedicato sottolinea una crescente consapevolezza collettiva: la mano, con la sua “intelligenza” e la sua capacità di lasciare un segno unico e irripetibile, è un’alleata insostituibile nel percorso di apprendimento e di espressione umana.
L’impegno delle istituzioni
Il riconoscimento istituzionale dell’importanza della scrittura manuale è crescente. È nato recentemente l’intergruppo parlamentare “Scrivere a mano e leggere su carta nell’era del digitale” e lo scorso mese di marzo il MIM ha pubblicato le Nuove indicazioni per la Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione in cui la rivalutazione dell’importanza della scrittura manuale nei curricula scolastici assurge a un ruolo mai visto sinora.
Il ruolo fondamentale della Grafologia nella società contemporanea
In questo scenario, la grafologia morettiana assume un ruolo strategico fondamentale. Non si tratta solo di preservare una tradizione, ma di salvaguardare uno strumento scientifico essenziale per:
Formare adeguatamente gli insegnanti sui benefici della scrittura a mano
Integrare la competenza grafologica nei percorsi educativi
Sensibilizzare le famiglie sull’importanza del gesto grafico per lo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini
Un futuro da scrivere a mano
La grafologia morettiana, forte della sua tradizione secolare e della conferma scientifica contemporanea, si propone come disciplina indispensabile per affrontare le sfide educative del futuro.
Come ricordava Padre Moretti, ogni segno grafico racconta una storia unica e irripetibile. Oggi la scienza conferma che preservare questa unicità significa salvaguardare le capacità cognitive e creative delle future generazioni.
Scopri la Grafologia morettiana
Se questo articolo ha suscitato il tuo interesse per la grafologia e desideri approfondire le straordinarie potenzialità del metodo morettiano, ti invitiamo a unirti alla nostra community.
Approfondimenti e articoli esclusivi: Contenuti curati dai nostri esperti su tematiche specifiche della grafologia, casi studio, analisi di scritture celebri e curiosità per arricchire la tua comprensione della materia.
Iniziative speciali per i soci: Notizie su opportunità dedicate ai membri dell’associazione, come convenzioni, progetti di ricerca collaborativi e incontri riservati.
Novità editoriali: Presentazioni di libri, pubblicazioni e recensioni nel campo della grafologia.
La Grafologia morettiana non è solo una disciplina di studio, ma uno strumento concreto per comprendere e migliorare le potenzialità umane. In un’epoca in cui le neuroscienze confermano l’importanza del gesto grafico, essere aggiornati significa essere al passo con il futuro dell’educazione e della formazione.
15 MARZO 2025 AULA MAGNA DELL’ISTITUTO ALLE STIMATE DI VERONA (accesso da via Don Gaspare Bertoni, 2/a)
INGRESSO GRATUITO CONPARCHEGGIO INTERNO
PROGRAMMA
9.30 – APERTURA LAVORI
9.40 – PIETRO PASTENA: La scienza delle tracce. L’identificazione scientifica dell’autore di un crimine
10.20 – RAFFAELE PORCIATTI: Cesare Lombroso incontra la grafologia
11.00 – IVAN SALVADORI: La grafologia tra criminal profiling e accertamento dei reati
11.40 – BREAK
12.00 – CLAUDIA RICCI con Diego Finato, Renzo Saggion, Sergio Bigolin: Interviste impossibili: Jules Maigret, Sherlock Holmes, Hercule Poirot
12.40 – LIDIA FOGAROLO: Storie di donne che hanno ucciso. Un contributo psicologico e grafologico
13.30-14.45 – PAUSA PRANZO
15.00 – ANNA BARALDI: Puccini e la fanciulla: un dramma della gelosia
15.40 – PIETRO LUCARINI: Psichiatria forense
16.20 – RAFFAELLA SETTE: Non fu per odio né per avidità ma per amore
17.00 – CINZIA ROMAGNOLI: La grafologia e il romanzo giallo: Borgo Lenin
17.40 – CHIUSURA LAVORI
I grafologi sono quegli esperti che lavorano a fianco di psichiatri, detective, RIS, giudici analizzando scritture, carte, inchiostri, confrontando grafie di mani diverse per aiutare gli investigatori a far luce su casi in cui i documenti manoscritti (anonime, assegni, testamenti, pizzini…) rappresentano elementi decisivi per la risoluzione di un caso.Il legame tra la criminalistica, l’investigazione, la narrativa ‘gialla’ (letteraria e cinematografica) e la grafologia è una costante di cui si possono ritrovare innumerevoli esempi.Questo perché la scrittura di un soggetto costituisce una vera e propria impronta, una traccia lasciata dal suo autore e si colloca quindi tra gli strumenti privilegiati dell’indagine e della ricerca indiziaria. L’investigatore e il criminale, antagonisti sulla scena del crimine, ugualmente si servono di questa traccia per ricostruire la verità o, viceversa, per mistificarla. La scrittura è infatti il più personale e raffinato prodotto esterno della psiche umana, ancora oggi imprescindibile veicolo espressivo che porta con sé il ritratto del suo autore: fondamentale, quindi, il lavoro degli esperti grafologi che sanno come decodificare i segnali che sono nel e oltre il messaggio verbale.TRACCE nasce dal desiderio di far uscire da dietro le quinte la scrittura e il lavoro del grafologo forense, la disciplina grafologica e il contributo che essa fornisce alle scienze criminalistiche.Coi grafologi dell’associazione Consulenti Grafologi Morettiani saranno presenti vari professionisti la cui attività ruota intorno al mistero: giallisti, investigatori, sociologi, avvocati, psichiatri.Vi invitiamo quindi a trascorrere una giornata intrigante, ad immergervi nella suspence, nel delitto, nei segreti della mente criminale osservati attraverso la potente lente della manoscrittura.
Cinque incontri on line a cura di Cristiana Dallari, consulente grafologa, specializzata in consulenza per l’età evolutiva e in perizia grafica giudiziaria, che si svolgeranno un martedì al mese a partire dal 10 dicembre 2024
Leggi di più → Esercitazioni tecniche con lo scopo di approfondire specifiche tendenze e particolari orientamenti del comportamento. Le lezioni si svolgeranno il martedì dalle 18 alle 20 con il seguente programma:
Martedì 10 dicembre 2024: Estroversione e introversione
Martedì 14 gennaio 2025: Inibizione e insicurezza
Martedì 18 febbraio 2025: L’aggressività
Martedì 15 aprile 2025: La falsità
Martedì 13 maggio 2025: La forza di volontà
Cristiana Dallari è grafologa specializzata in consulenza per l’età evolutiva e in perizia grafica giudiziaria. Già docente presso il Master di Pedagogia ed Educazione del gesto grafico dell’Università di Urbino, è formatrice presso la Scuola Grafologica Morettiana di Verona, promotrice e curatrice di vari progetti per l’orientamento scolastico in istituti secondari di primo e di secondo grado.
In collaborazione con Spazio divenire APS, l’associazione Consulenti Grafologi Morettiani APS dà vita a un ciclo di quattro incontri dal titolo Oltre le righe, che come tema principale hanno la conoscenza di sé attraverso la grafologia.
L’11 ottobre 2024 si parlerà della Scrittura come specchio dell’anima: un viaggio introspettivo attraverso la grafologia: L’incontro si propone di avvicinare il pubblico alla grafologia offrendo indicazioni pratiche e metodologiche che conducono a una maggiore consapevolezza di sé. Saranno illustrati alcuni dei principi grafologici fondamentali grazie ai quali sarà possibile esplorare i meccanismi che determinano l’attivazione di dinamiche emotive e relazionali. Attraverso l’analisi di vari esempi di scritture, i partecipanti avranno così l’opportunità di osservarsi con uno sguardo nuovo, lo stesso che impareranno a utilizzare per comprendere l’altro da sé.
I prossimi incontri previsti sono:
Venerdì 15 novembre 2024: Un’esplorazione di séattraverso l’analisi dello spazio grafico.
Venerdì 24 gennaio 2025: L’alfabeto dell’amore:come la grafologia può svelare i codici della coppia.
Venerdì 21 febbraio 2025: La tua firma, la tua identità: indagine grafologicasulla firma e sul suo significato simbolico.
Tutti gli incontri si terranno presso la sede di Spazio divenire, Stradella Franche, 18, 37142 Verona.
La letteratura per l’infanzia è un ambito di ricerca e una complessa disciplina di studio a carattere multidisciplinare, che può essere analizzata da prospettive diverse: letterarie, storiche, pedagogiche, antropologiche, sociologiche, psicologiche, e…grafologiche. Il primo “incontro” è con la favola di Pinocchio di cui sarà osservata la rapidità con uno sguardo comparativo a una delle categorie grafologiche morettiane (di Beatrice Zucchelli)
Leonardo Mattioli (1928-1999), allora giovanissimo disegnatore fiorentino, illustrò l’edizione delle “Avventure” dell’editore Vallecchi del 1955
Introduzione
Nata nel ‘700 con un esplicito intento didascalico-istruttivo e moralistico, doveva cioè insegnare il modello ideale di bambino e bambina, la letteratura per l’infanzia subisce una vera e propria rivoluzione in ambito europeo agli inizi del Novecento, sia nella rappresentazione dei personaggi che nelle tematiche e nello stile; i protagonisti diventano autentici e verosimili, non più stereotipati e dicotomici (buono/cattivo), acquisiscono quindi spessore psicologico, mostrano un mondo interiore sfaccettato, ricco di sogni e progetti, pensieri, idee, dubbi e ansie, gioie e dolori e soprattutto si pongono domande. Il punto di vista non è più quello dell’adulto, ma quello del bambino che emerge attraverso i protagonisti mostrando ai piccoli lettori la complessità dell’esistenza e offrendo un’opportunità di crescita umana.
La scrittrice che tra le prime fa sì che avvenga questo grande cambiamento è la svedese Astrid Lindgren (1907-2002): autrice di libri per ragazzi e impegnata nella difesa dei diritti dei bambini e degli animali, è nota per aver scritto Pippi Calzelunghe (1945). I personaggi dei suoi romanzi appaiono interiormente complessi, proprio come i bambini e i ragazzi che la leggono. Attraverso di essi il giovane lettore può cogliere valori e ideali che vengono presentati in maniera sottintesa, mai direttamente spiegati, in modo da permettere la creazione di una morale autonoma e la costruzione di propri orizzonti di senso.
Attraverso gli indizi descrittivi, chi legge coglie il fluire dei pensieri del protagonista e i dialoghi interiori, il modo di agire e di affrontare la vita, di prendere decisioni e di rapportarsi agli altri.
La letteratura di qualità soddisfa i bisogni umani più profondi e, grazie a una molteplicità di punti di vista, in modo pluriprospettico risponde a quelli riguardanti la crescita e la realizzazione personale, il bisogno di conoscere il mondo e la vita (anche) attraverso i sensi.
La scrittura per l’infanzia e l’adolescenza è evocativa, incide profondamente producendo sensazioni, emozioni e riflessioni: dotata di un forte spessore simbolico, agisce nel profondo di chi legge, nutrendo corpo e spirito. E l’uomo è un animale simbolico, per cui la lingua è lo strumento col quale riesce a pensare e a sognare, a costruire ideali e percorsi esistenziali.
Grafologia e letteratura per l’infanzia e l’adolescenza
Com’è noto, la Grafologia studia i complessi messaggi in codice del tracciato grafico, registra l’intera struttura e il comportamento del sistema nervoso centrale e neuromuscolare periferico e rivela le infinite variabili della struttura biotipologica individuale: le più sfumate modalità espressive dell’affettività, della mente, del comportamento sociale e del modo di percepire, rappresentarsi e sentire le cose. Anche il tracciato grafico è una costruzione simbolica che risente del suo stare nello spazio-foglio-vita e anche la Grafologia, come la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, gode di un carattere multidisciplinare al punto che si arriva a una sempre maggiore comprensione osservandola e studiandola attraverso l’interdisciplinarità.
Proprio per questi aspetti di similarità si pensa di dare inizio ad un ciclo di articoli su Grafologia e letteratura per l’infanzia e l’adolescenza.
La categoria grafologica che, in questa sede, ci interessa approfondire in un’ottica comparativa è quella della rapidità grafica, che studia e analizza l’eccitabilità, la spontaneità, la vivacità psicomotoria, affettiva e mentale[1] e che ci riporta a uno dei protagonisti assoluti della letteratura per l’infanzia: Pinocchio.
2. Pinocchio e… la rapidità
La storia di Pinocchio nasce a puntate sul “Giornale dei bambini”, con il titolo Storia di un burattino (1881-1883), confluite in un unico volume dal titolo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1883). Pinocchio è la storia di un pezzo di legno che viene scolpito burattino e che per trentasei capitoli dovrà affrontare avventure di ogni genere, incontrando personaggi come Mangiafuoco e il Gatto e la Volpe, muovendosi tra il paese degli Acchiappa-citrulli, l’isola delle Api industriose e il paese dei Balocchi, inghiottito da un pescecane, avvisato più volte dal Grillo parlante ed aiutato dalla Fata Turchina, dopo aver salvato il padre si trasforma infine in un ragazzo in carne ed ossa.
Il suo autore è Carlo Lorenzini (Firenze 1826-1890), noto come Collodi, in onore del paese natale della madre. Di origini popolari, primogenito di dieci figli, gli vengono pagati gli studi dal Marchese presso cui il padre era cuoco. Padre che abbandonerà la numerosa famiglia lasciandola a carico della moglie. Nonostante l’estrazione popolare, Collodi divenne uno dei più grandi intellettuali del suo tempo, giornalista polemico e satirico verso la classe politica dell’epoca, si porrà sempre dalla parte di quel popolo senza voce.
Per comprendere l’innovazione di quest’opera dobbiamo inserirla in quel contesto storico-culturale-linguistico e letterario della seconda metà dell‘800 nel quale “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”: il cui obiettivo era quello di educare le nuove generazioni ai valori della classe dominante. A questo scopo l’industria editoriale dell’Italia postunitaria lavorava vivacemente nella pubblicazione di libri ma soprattutto di manuali scolastici, con rigide caratteristiche atte all’omologazione sociale e alla formazione dell’uomo e del cittadino portatore di ideali modelli umani irreprensibili in qualità morali e civili[1]. Chi avesse tentato di scardinare questa “gabbia del pedagogismo patriottardo e del paternalismo edificante”[2] sarebbe stato destinato alla bocciatura. E’ quello che accade al Giannettino (1876) di Collodi, testo che non viene adottato nelle scuole ma che riesce a creare una crepa in quel solidissimo sistema ideologico e Pinocchio è ormai alle porte.
Esiste un legame inscindibile tra Collodi e questo personaggio della sua opera più famosa: entrambi nati per essere ribelli, con uno spirito ironico e profondamente contestatori.
Pinocchio incarna l’essenza dell’animo dinamico, con la sua voglia di esplorare, capire, giocare, scoprire, andare continuamente e soprattutto correre. Pinocchio corre tutto il tempo, liberamente, fisicamente e metaforicamente lungo i sentieri della vita, il suo è un destino vitale e dinamico.
Corre sfrenatamente, per arrivare o per scappare, sgambetta, si dimena, si divincola. Corre di capitolo in capitolo, per ore, come lepre, cavallo da corsa, capretto, leprottino, cane da caccia, can levriero, capriolo, palla di fucile…
Minuto e solido insieme, nella corsa è insuperabile, «- Dunque, via! E chi più corre, è più bravo! – gridò Pinocchio […] e […] era sempre avanti a tutti: pareva che avesse le ali ai piedi».[3]
Corre non solo in terra ma anche per aria, volando e per mare, nuotando, per chilometri e chilometri.
Corre sin dal principio, dalla sua nascita, infatti «Quando le gambe gli si furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché, infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare. E il povero Geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere, perché quel birichino di Pinocchio andava a salti come una lepre, e battendo i suoi piedi di legno sul lastrico della strada, faceva un fracasso, come venti paia di zoccoli da contadini».[4]
E, dopo la prima fuga, il carabiniere che riesce a sbarrargli la corsa acciuffandolo dal naso, pensava «si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone»[5], e subito dopo «rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso i campi […] e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d’acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori».[6]
Pinocchio manifesta da subito la sua natura e afferma: «so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui […]; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto di più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi».[7] Collodi mette in risalto la sua indole effervescente: «Pinocchio […] aveva addosso la febbre della curiosità»[8]; descrive i suoi movimenti subitanei: «si divincolava come un’anguilla fuori dell’acqua»[9] o si arrampicava «come uno scoiattolo su per la barba del burattinajo»[10] per ringraziare Mangiafoco di non aver bruciato alcun burattino.
Di nuovo l’urgenza dell’andare, del non fermarsi fisicamente ma anche del non interrompersi per riflettere e non sentire ragioni quando l’ombra del Grillo-parlante lo mette in guardia dagli imbroglioni che vogliono rubargli le monete d’oro.
E difatti l’avventura prosegue con un gran correre per sfuggire agli assassini «Pinocchio, lesto come un lampo […] saltata la siepe della strada, cominciò a fuggire per la campagna. […] Dopo una corsa di quindici chilometri, Pinocchio non ne poteva più. Allora, vistosi perso, si arrampicò su per il fusto di un altissimo pino» [e poi] non volendo far la fine del piccione arrosto, spiccò un bel salto di vetta all’albero, e via a correre daccapo attraverso ai campi e ai vigneti».[11]
Ormai sfinito, trova nuova energia vedendo in lontananza una casetta bianca «E senza indugiare un minuto, riprese a correre per il bosco a carriera distesa. […] Dopo una corsa disperata di quasi due ore»[12] arriva alla porta di quella casa.
Scampato all’impiccagione e salvato dalla medicina della Fata, Pinocchio riparte per incontrare suo padre e «appena entrato nel bosco, cominciò a correre come un capriolo».[13]
Ignaro del nuovo imbroglio escogitato dal Gatto e la Volpe, camminando «con passo frettoloso»[14] Pinocchio si dirige al Campo dei miracoli. Dopo aver capito che le monete non ci sono più, «preso allora dalla disperazione, tornò di corsa in città e andò difilato in tribunale».[15]
Dopo quattro mesi viene liberato dal carcere della città di Acchiappa-citrulli nonostante il tempo piovigginoso, Pinocchio «tormentato dalla passione di rivedere il suo babbo […] correva a salti come un can levriero, e nel correre le pillacchere gli schizzavano fin sopra il berretto».[16]
Poco più avanti «Alla vista di quel burattino, che sgambettava a capo fitto con una velocità incredibile [il serpente che ostruiva la strada morì dalle risate e] allora Pinocchio ricominciò a correre».[17]
Dopo esser stato cane da guardia e liberato dal suo padrone per dimostrazione di onestà, subito «si pose a scappare attraverso ai campi, e non si fermò un solo minuto».[18]
Mentre si dispera sulla tomba della fatina, un grosso colombo si posa accanto a lui e si offre di accompagnarlo sulla spiaggia del mare dove tre giorni prima aveva lasciato Geppetto «senza stare a dir altro, Pinocchio saltò sulla groppa al colombo e messa una gamba di qui e l’altra di là …] gridò tutto contento – “galoppa, galoppa, cavallino, che mi preme di arrivar presto!…”».[19]
Dopo aver parlato con il delfino che lo informò che Geppetto era stato inghiottito dal pescecane «Prese subito la viottola e cominciò a camminare di un passo svelto; tanto svelto, che pareva quasi che corresse».[20]
Dopo l’incidente del libro lanciato al compagno, Pinocchio sfugge ai carabinieri in questo modo: «raccattò il berretto […] e poi cominciò a correre di gran carriera verso la spiaggia del mare. Andava via come una palla di fucile».[21]
«Ma nel dir così, fece un bel salto e schizzò in mezzo all’acqua. E nuotando allegramente e allontanandosi dalla spiaggia […] e seguitava a nuotare […] fatto sta che in un batter d’occhio si era tanto allontanato che non si vedeva quasi più: ossia, si vedeva solamente sulla superficie del mare un puntolino nero, che di tanto in tanto rizzava le gambe fuori dell’acqua e faceva capriole e salti, come un delfino in vena di buon’umore».[22]
«Raddoppiando di forza e di energia si diè a nuotare verso lo scoglio bianco […]. E Pinocchio nuotava disperatamente con le braccia, col petto, con le gambe e coi piedi. […] raccogliendo tutte le sue forze, raddoppiava di lena nella corsa. […] E Pinocchio a nuotar più lesto che mai, e via, e via, e via, come andrebbe una palla di fucile».[23]
Verso la fine del romanzo, quando Pinocchio si avvia verso la trasformazione in ragazzo, non modifica il suo atteggiamento dinamico «E uscito di casa, cominciò a correre tutto allegro e contento».[24]
Pinocchio corre continuamente, in modo incessante, è un gioco di liberazione. Corre all’improvviso, corre quando deve soddisfare un bisogno estremo come la fame. Nella corsa si racchiude tutta la sua esplosione vitale.
Questa sua corsa permanente ha un significato profondo e metaforico: è fuga dalla morte e allo stesso tempo verso di essa, è affermazione di sé, è evoluzione e crescita, trasformazione: Pinocchio corre il più delle volte solo, con se stesso.
La corsa è vertigine, anzi, la corsa a rotta di collo di Pinocchio è una ricerca di vertigine. Si perde la possibilità di frenarsi, l’equilibrio e il controllo sono precari. Il mondo scivola vicino, la percezione è parziale e imprendibile, Pinocchio corre in avanti e il mondo corre all’indietro. Dove c’è vertigine c’è spasmo, questa ricerca inarrestabile ha un aspetto dolorosamente spasmodico, c’è la voglia di uscire da sé, la voglia di far correre l’anima via dal corpo.
La corsa di Pinocchio è spasmo, vertigine, contraddizione, tensione, spinta vitale e trasgressione. Infine Pinocchio non può far altro che correre perché non può percepire la sua vita ferma, statica, chiusa in poche aspettative e brevi orizzonti, è nella sua stessa origine materica, lignea e vegetale che risiede la sua forza vitale.
Ci si può accorgere di come per lui anche la sfera del sentimento sia movimento e il piangere venga declinato con altri verbi che appartengano all’agire, quando piange Pinocchio strilla, batte la testa, si lamenta, raglia, bofonchia, si dispera, compiendo azioni e gesti teatrali.[25]
Questa liberazione di energia, di spontaneità, di azione, di anticonformismo in Pinocchio è paragonabile all’indice di rapidità nella scrittura.
3. I piedi di Pinocchio
I piedi di Pinocchio sono il mezzo che lo rende vivo e inarrestabile e rimandano a caratteristiche somatiche a suo tempo ben evidenziate dal Moretti: «i ragazzi che hanno molta energia finiscono sempre per camminare con la punta, cioè saltellare».[1]
I piedi di Pinocchio sono irriverenti dalla nascita, infatti «Quando Geppetto ebbe finito di fargli i piedi, sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso».[2] Piedi fradici e infreddoliti, piedi che bruciano dopo averli appoggiati «sopra un caldano pieno di brace accesa […] e nel dormire, i piedi che erano di legno gli presero fuoco e adagio adagio gli si carbonizzarono e diventarono cenere».[3] Piedi che risorgono rapidamente grazie a Geppetto, tant’è che, dopo la loro distruzione, «in meno d’un’ora, […] erano bell’e fatti; due piedini svelti, asciutti e nervosi, come se fossero modellati da un artista di genio».[4] Piedi stizzosi che rimangono incastrati nella porta della casa della Fata dopo che il burattino «lasciò andare una solennissima pedata nell’uscio della casa. Il colpo fu così forte, che il piede penetrò nel legno fino a mezzo: e quando il burattino si provò a ricavarlo fuori, fu tutta fatica inutile: perché il piede c’era rimasto conficcato dentro, come un chiodo ribadito […]. Dovè passare tutto il resto della notte con un piede in terra e con quell’altro per aria»[5]. Piedi che si fanno zampe d’asino «si piegarono tutti e due carponi a terra [Pinocchio e Lucignolo] e camminando con le mani e coi piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza»,[6] piedi che scoprono le cose e anticipano ciò che accadrà «e [Pinocchio] nel camminare sentì che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera d’acqua grassa e sdrucciolona […] finché cammina cammina, alla fine arrivò»[7] e finalmente, nel ventre del Pescecane, trovò Geppetto.
4. La rapidità grafica
La rapidità grafica è una categoria che studia ed analizza «i tempi in cui si succedono le fasi antagoniste del ritmo vitale»[8]
Quando la rapidità grafica è sostenuta, si individua Veloce, segno modificante e facente parte del carattere dell’assalto per rapidità dei tempi di reazione: esso è caratterizzato da «un’evidente rapidità del gettito grafico, da semplicità delle forme, assenza di indici di indugio, freno o regressione dei tratti, omogeneità dell’inclinazione, della dimensione, delle larghezze, della pressione»[9] che presenta nello scrivente una prontezza di reazione, un’agilità dei processi mentali, una prontezza intuitiva e una presenza di spirito nel risolvere problemi e situazioni.
La scrittura veloce appartiene alla persona vivace, immediata, spontanea e esuberante, che non si attarda troppo a riflettere e passa rapidamente dall’idea all’azione. L’immediatezza nella decisione e nell’esecuzione permette di affrontare con sicurezza anche situazioni rischiose. Così Pinocchio riesce a scappare con Geppetto dalla bocca del pescecane «- Questo è il vero momento di scappare […]. Venite dunque, babbino, dietro a me e fra poco saremo salvi. – Detto fatto, salirono su per la gola del mostro marino» ma il Pesce-cane starnutì e li scaraventò di nuovo nel suo stomaco; Pinocchio non si perde d’animo «- Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura.- […] Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell’acqua e cominciò a nuotare».[10] Chi possiede il segno Veloce ha agilità di membra e di incesso, può arrivare anche ad essere precipitoso, impulsivo, emotivo e irrequieto, è molto sbrigativo e orientato all’azione, mal sopporta tutto ciò che lo limita o rallenta. La calma può venire meno quando l’ambiente dovesse imporre remore od ostacoli. Così Pinocchio si rivolge al Grillo parlante: «- Bada, Grillaccio del mal’augurio!… se mi monta la bizza, guai a te! […] Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo-parlante».[11]
Ha insofferenza delle situazioni e dei propri limiti. Arrivato alla casa della Fata, bussa e «Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz’ora si aprì una finestra dell’ultimo piano […] e vide affacciarsi una grossa lumaca» che gli disse «– Aspettami costì, che ora scendo giù e ti apro subito.» Prontamente, la risposta di Pinocchio è un «– Spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo.» Ma «[…] Intanto passò un’ora, ne passarono due, e la porta non si apriva […] suonò la mezzanotte: poi il tocco, poi le due dopo mezzanotte, e la porta era sempre chiusa. Allora Pinocchio, perduta la pazienza, afferrò con rabbia il battente della porta per bussare un colpo da far rintronare tutto il casamento» ma questo si trasformò in un’anguilla e gli sgusciò via dalle mani. Pinocchio sempre più insofferente dà un potentissimo calcio alla porta, ma rimane con il piede incastrato in essa e nonostante la sua mancanza di spirito di attesa, questa volta è costretto ad attendere fin «sul far del giorno, (quando) finalmente la porta si aprì […] ci aveva messo solamente nove ore».[12]
Altro segno della rapidità grafica legato però alla formazione della lettera è Dinamica, «segno modificante che fa parte del carattere dell’assalto per impulso endogeno all’azione e facilità nel risolverne i problemi».[13]
Si costituisce di due elementi: le forme letterali sono scheletriche e staccate con tratti recisi, rapidi e sfuggenti e i collegamenti tra lettere sono rapidi e semplici tratti a spirale,[14] inoltre le forme del modello scolastico vengono rese con originalità e personalizzazioni maggiormente essenziali. Il tracciare in modo efficace e semplice, in economia di spazio e tempo è indice di una personalità attiva e intuitiva e abile a semplificare e risolvere i problemi con soluzioni originali e funzionali alle situazioni concrete. Ha un intelligente sfruttamento dei mezzi nel raggiungimento degli scopi.
Così Pinocchio nella città degli Acchiappa-citrulli, quando per clemenza dell’Imperatore regnante vengono aperte le carceri e fatti uscire i malandrini, afferma: «Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anch’io, […] – Voi no, rispose il carceriere, perché voi non siete del bel numero… – Domando scusa, replicò Pinocchio, sono un malandrino anch’io».[15]
La corsa di Pinocchio sfocia talvolta in un’eccessiva rapidità che diventa irrequietezza, mancanza di riflessione, carenza di autodominio nell’azione e nel pensiero, nei segni Slanciata e Impaziente, la forma si perde per dare spazio a un movimento che si fa incontrollato.
In Slanciata, in particolare, che è segno modificante facente parte del carattere dell’assalto per il modo istintivo dell’andare verso le cose, c’è uno stiramento orizzontale di alcune lettere che si assottigliano e si allungano con un andamento verso destra, diventando indecifrabili; inoltre i tratti finali di parola o tratti accessori di lettere (tagli delle t, accenti, virgole, puntini) vengono vistosamente lanciati nello spazio in un sottofondo scrittorio che è vivo ed espansivo.[16]
Ne esce un temperamento esuberante, generoso, ottimista, intraprendente con entusiasmo, impulsivo, che reagisce con slancio e spontaneità, aperto verso gli altri e l’ambiente. Intuitivo ma scarsamente riflessivo e quindi avventato, perché difficilmente ascolta i consigli degli altri. L’irriflessione e l’avventatezza si possono leggere in questo passo, in cui Pinocchio non sente ragioni e in piena notte si dirige al Campo dei miracoli:
Il segno Impaziente, invece, accidentale dell’assalto per impazienza e precipitazione, lo troviamo quando vengono omessi elementi letterali e/o accessori, le lettere non sono ben definite o incomplete, in un sottofondo scrittorio rapido ma irrequieto[2]. Chi scrive è spontaneo e immediato, vivace e iperattivo, trascura i particolari per la foga di fare e concludere in tempi brevi. È quindi irrequieto e nervoso, insofferente e irritabile, carente di pazienza e autocontrollo. Tende ad agire con eccessivo coinvolgimento. Ha smania di fare e finire presto, quanti “spicciati” e “sbrigati” e “voglio arrivare presto” e “al galoppo” troviamo nel testo: «Per un poco Pinocchio usò disinvoltura e tirò via; ma finalmente, sentendosi scappar via la pazienza, si rivolse a quelli che più lo tafanavano e si pigliavano gioco di lui».[3]
E in quante occasioni troviamo la mancanza di dominio di sé e un’eccitabilità incontrollata, Pinocchio a esempio che, con l’acquolina in bocca, non saprà resistere al richiamo del Paese de’ Balocchi.
Per tutte queste considerazioni e per la modalità di reazione agli stimoli, per la tendenza all’espansione, per la vivacità, per l’esuberanza e l’impulsività, si può concludere che Pinocchio possiede gli indici della rapidità grafica oltreché della primarietà.
Bibliografia
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, illustrata da E. Mazzanti, Editore Felice Paggi, Firenze, 1883.
Girolamo Moretti, Il corpo umano dalla scrittura. Grafologia somatica, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, Padova, 2003.
Maria Luisa Ferrea, Segni come disegni. Un approccio alla grafologia attraverso le immagini dell’arte, Edizioni Magi, 2004.
Antonio Faeti, Gli amici ritrovati. Tra le righe dei grandi romanzi per ragazzi, Bur ragazzi, Milano, 2010.
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Einaudi, Torino, 2014.
SOS in punta di penna. Scorgere le richieste di aiuto nelle scritture degli adolescenti
Dr.ssa Cristiana Dallari
Conoscere gli strumenti che aiutino a entrare in relazione con l’interiorità dei giovani in maniera delicata e profonda è da sempre l’aspirazione di chi è coinvolto nel difficile ruolo di genitore, educatore, insegnante.
Lo studio e l’osservazione della manoscrittura degli adolescenti offre una chiave di lettura per comprendere i ragazzi ribaltando il punto di osservazione: dai comportamenti più appariscenti e spesso stereotipati all’interiorità più nascosta. Poiché la scrittura manuale è un comportamento impregnato di grande espressività, essa diventa un mezzo per leggere tra le righe e per cogliere non tanto ciò che le parole dicono ma, soprattutto, quello che non dicono. L’incontro proposto intende guidare al riconoscimento di alcuni segnali di difficoltà evolutiva e fornire una comprensione e un sostegno più efficace a chi sta crescendo.
Cristiana Dallari è grafologa specializzata in consulenza per l’età evolutiva e in perizia grafica giudiziaria. Già docente presso il Master di Pedagogia ed Educazione del gesto grafico dell’Università di Urbino, è formatrice presso la Scuola Grafologica Morettiana di Verona, promotrice e curatrice di vari progetti per l’orientamento scolastico in istituti secondari di primo e di secondo grado.
SABATO 6 APRILE 2024
Parole riflesse: le emozioni nella scrittura. Curt Honroth e i simbolismi lessicali
Prof. Antonello Pizzi
Quelle “riflesse” sono parole che rivestono un significato emotivo particolare per lo scrivente e si notano nello scritto perché presentano delle sensibili differenze rispetto al contesto. Lo studioso che ha approfondito la ricerca su tali “parole stimolo” fu Curt Honroth (1898-1966). Grazie ad Antonello Pizzi – uno dei maggiori conoscitori dell’opera di Honroth – sarà possibile osservare i simbolismi e gli incidenti grafici o errati, causati da particolari situazioni emotive. Saranno inoltre portate alla luce le leggi della emozionalità nella scrittura grazie alle quali diventerà possibile comprendere come la defaillance scrittoria si integra con la defaillance linguistica.
Antonello Pizzi ha conseguito la laurea in Scienze politiche e una specializzazione in Selezione del personale presso l’Università Bocconi di Milano. Si è ulteriormente specializzato in Perizie grafiche presso l’Istituto di Indagini Psicologiche di Milano. È Visiting professor presso istituti europei e americani. Autore del libro Psicologia della Scrittura. Interpretazione grafologica di segni e tendenze del linguaggio scritto, Armando Editore, Roma 2007.
SABATO 11 MAGGIO 2024
L’arte della calligrafia giapponese. Shodō: la via della scrittura
Dr.ssa Francesca Coppo
Lo Shodō (letteralmente l’arte della scrittura) è un’arte calligrafica molto più complessa della semplice “bella scrittura” al punto da divenire un’espressione spirituale e meditativa. L’incontro proposto ci permetterà di conoscerne la raffinata simbologia e ci accompagnerà a conoscere gli strumenti e le tecniche che fanno di tale stile scrittorio uno strumento comunicativo unico ed elegante.
Francesca Coppo è laureata in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea e ha studiato, in particolare, la lingua e alla scrittura giapponese. Il fascino della cultura, del pensiero e dell’arte nipponici l’ha portata a un viaggio in Giappone dove ha respirato e vissuto l’essenza di questo meraviglioso paese che l’ha avvicinata anche al mondo dell’illustrazione Anime e Manga (animazione e fumetto giapponese). Da tre anni frequenta la Scuola Internazionale di Comics di Padova.
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