A cura di Carla Salmaso
Orientatrice e formatrice. Direttrice della rivista Scrittura.
Il momento dell’anno in cui gli studenti si trovano a scegliere il nuovo percorso di studi dovrebbe emozionare ed entusiasmare. Invece, troppo spesso, diventa fonte di preoccupazione e di timore di sbagliare sia per i giovani che per le loro famiglie. Questo contributo vuole essere un invito a considerare nuovi criteri per una scelta, che sappiano andare oltre il rendimento scolastico e che considerino una dimensione a tal punto importante da determinare il modo in cui il giovane guarda e affronta il mondo: quella emotivo-affettiva e relazionale, che emerge, in modo chiaro e inequivocabile, dalla scrittura a mano.
Perché i voti non bastano per scegliere la scuola giusta
Molto spesso la scelta della una scuola è compiuta considerando variabili che dipendono da fattori esterni al ragazzo: i voti in una determinata disciplina, per esempio; oppure gli interessi del momento (che in adolescenza possono cambiare con la velocità di un post su Instagram); la paura di perdere l’amico del cuore o il bisogno di assecondare gli adulti di riferimento; o, ancora, la convinzione che un determinato percorso garantisca degli sbocchi professionali, nonostante sia oramai noto che oltre il 50% delle professioni che si eserciteranno a partire dal 2030 non sono ancora state inventate.
La variabile nascosta: come si apprende davvero
La risposta che la psicopedagogia e le neuroscienze offrono orami da decenni è chiara, anche se fatica a entrare nel comune linguaggio educativo e dell’orientamento scolastico: l’apprendimento non avviene attraverso processi esclusivamente cognitivi, non è un semplice download di dati depositati nel cervello.
Si impara con il cuore, con la relazione, con l’attenzione e con la cura.
Emozione e cognizione sono a tal punto inseparabili che, senza un coinvolgimento emotivo-relazionale, il cervello non consolida le informazioni a lungo termine ma a brevissimo termine…giusto il tempo necessario per soddisfare le richieste immediate di un’interrogazione o di una verifica.
Il modo in cui ogni individuo, e a maggior ragione un adolescente, apprende non è, dunque, il frutto esclusivo di abilità intellettive. È la conseguenza degli strumenti affettivo-relazionali con cui quelle abilità vengono attivate. L’apprendimento significativo è scoperta, partecipazione attiva, costruzione di senso attraverso l’esperienza e non assorbimento passivo di nozioni.
La dimensione emotivo-affettiva-relazionale raramente viene presa in considerazione nella fase di scelta scolastica. Eppure è proprio questa a fare la differenza tra un percorso vissuto dinamicamente uno sopportato con fatica.
Tale dimensione, che emerge chiaramente nell’analisi grafologica, è la stessa che i test attitudinali tradizionali faticano a rilevare, perché si tratta di qualcosa di profondamente individuale e, soprattutto, di non standardizzabile.
Cos’è l’orientamento scolastico con la grafologia (e cosa non è)
Chiariamo subito cosa non è l’orientamento scolastico su base grafologica: non è una risposta preconfezionata che consegna al ragazzo e alla famiglia l’indirizzo scolastico da intraprendere perché la scelta spetta sempre e comunque a loro. Allo stesso modo, non rappresenta un’alternativa ai colloqui e alle indicazioni orientative degli insegnanti, i quali restano le uniche figure che conoscono come il ragazzo si relaziona con lo studio quotidiano.
È molto di più: uno strumento che offre al ragazzo un percorso di autoconoscenza, vale a dire il vero scopo di ogni attività di orientamento. Attraverso l’analisi della scrittura a mano, il grafologo morettiano porta alla luce alcune delle caratteristiche specifiche dello scrivente: per esempio il suo stile relazionale, la capacità di autodisciplina, il modo in cui gestisce la frustrazione, la curiosità intellettiva, al capacità di analisi o di sintesi, la tenuta a lungo termine, la costanza, il metodo, la modalità di memorizzare e di restituire l’appreso, evidenziando, nel contempo, i punti di forza e i punti di debolezza rispetto a una potenziale scelta. Ciò non stupisce se si considera la scrittura a mano alla stessa stregua di un comportamento che gode di una caratteristica specifica: essere un microcosmo nel quale si proietta, inconsapevolmente, il macrocosmo dello scrivente.
Cosa legge il grafologo nella scrittura di un adolescente
Più nello specifico l’orientamento scolastico su base grafologica consente di rilevare:
- La dimensione relazionale-affettiva: come il ragazzo si relaziona con le figure di riferimento, con il nuovo, con l’imprevisto? Lo fa con preoccupazione o con curiosità ed entusiasmo? Riesce a ricalibrare le proprie risorse per trovare una soluzione creativa o ha bisogno di regole a cui aderire per vedersi riconfermato?
- Le risorse latenti: abilità e inclinazioni che non sono ancora emerse.
- La costanza e l’auto-motivazione: è autonomo o necessita di stimoli esterni?
- Lo stile di apprendimento: analitico o globale, visivo o cinestetico, rapido o riflessivo.
- Le aree di miglioramento intese non come “difetti” da correggere, ma come punti su cui lavorare consapevolmente in funzione del percorso che sceglierà.
Il grafologo, inoltre, aiuta il ragazzo a conoscersi grazie anche al colloquio di restituzione che diventa così un momento di riconoscimento e di sollievo per lui e per la famiglia.
Come si svolge una consulenza grafologica per l’orientamento
Il processo è semplice e non invasivo. Ecco i passaggi tipici di una consulenza grafologica per l’orientamento scolastico:
- Raccolta di campioni di scrittura: il ragazzo scrive a mano secondo le consegne fornite dal grafologo.
- Analisi grafologica: il consulente grafologo procede con la relazione.
- Report scritto: il grafologo restituisce alla famiglia un documento scritto che raccoglie i punti salienti dell’analisi, utilizzabile anche in futuro come riferimento e contestualmente fissa un colloquio di restituzione con il ragazzo e con i genitori.
Un caso reale: cosa rivela la scrittura a mano di un’adolescente
Marta, 13 anni, ha appena iniziato la terza media. Sin dal primo anno della scuola secondaria di primo grado la ragazzina si è dimostrata molto brava nelle materie scientifiche, dove ha sempre avuto voti alti. Per questo sta valutando di iscriversi al Liceo scientifico (scienze applicate). Il rendimento nelle altre materie è nella media, né ottimo né preoccupante. Marta è una ragazzina poco costante nello studio e fa il minimo indispensabile per arrivare alla sufficienza. Non è una leader ma un’ottima gregaria. Non ha sogni nel cassetto né sa ancora cosa le piacerebbe fare “da grande”.
Riferisce che non le piace studiare, a parte aritmetica, geometria e scienze perché (testuali parole) «l’insegnante è simpaticissimo e spiega in modo facile e divertente».
Di fatto la scelta di intraprendere un liceo scientifico è dettata dal buon rendimento nelle materie scientifiche.
Sono molteplici, dunque, le domande a cui un’analisi grafologica, nel caso specifico, deve rispondere: l’interesse per le discipline scientifiche rientra nelle abilità di Marta o è legato all’ottimo rapporto con l’attuale insegnante? In altre parole: se, cambiando scuola, Marta trovasse insegnanti meno coinvolgenti ed empatici lei continuerebbe ad amare le discipline scientifiche? Se l’ambiente fosse particolarmente richiestivo e ponesse l’accento sulla performance anziché sulla relazione, la giovane saprebbe reggere la pressione? Il fatto che il Liceo veda il suo sbocco naturale (seppur non obbligato) nell’Università, prevede che l’impegno nello studio duri almeno otto anni: Marta ha la tendenza al raggiungimento di un obiettivo a così lunga scadenza?
Dall’analisi della scrittura di Marta si rilevano indici che parlano di una sua marcata sensibilità, di una profonda insicurezza e di una certa cautela nell’affrontare il nuovo. Marta La ragazzina è generosa, disposta a sacrificarsi per gli altri (intelligenza interpersonale, per cui Marta sembra attivarsi più facilmente se e quando sente che il suo contributo ha un valore per qualcuno o per il gruppo) e con una buona dose di energia vitale, seppur in questo momento piuttosto contenuta e trattenuta (cosa non rara alla sua età). Relativamente all’area dell’apprendimento Marta sembra mancare di costanza e di metodo. È tendenzialmente poco organizzata e un po’ approssimativa. Ha un’attenzione spontanea per cui la sua concentrazione è guidata dal suo interesse più che dalla forza di volontà. È creativa e ha, in potenza, una buona capacità di sintesi, ciò significa che i suoi processi cognitivi procedono per macro-insiemi più che per singoli dettagli. Pur cogliendo nessi logici e collegamenti tra materie diverse, in questa fase non riesce ancora a “mettere a terra” le sue intuizioni.
In estrema sintesi
Rispetto alla scelta del Liceo scientifico Marta ha bisogno di rinforzare la tenuta dell’impegno nel tempo su compiti ripetitivi, curando il dettaglio, l’ordine, alla costanza, soprattutto rispetto a una pianificazione a lungo termine. Il rischio della frustrazione: non va taciuto che, in un ambiente scolastico che valutasse solo la costanza, la performance e il voto, Marta potrebbe rischiare di percepirsi come “incapace”, quando in realtà è, con buona probabilità, una pensatrice divergente.
Fermi restando alcuni aspetti che Marta dovrebbe potenziare per affrontare serenamente il percorso scolastico e lo studio (organizzazione, metodo e ordine), vista la sua naturale attitudine umanistica e viste l’empatia, la sua propensione alla relazione e il suo “bisogno” del gruppo, la giovane potrebbe prendere in considerazione e valutare anche il Liceo delle scienze umane.
Insegnanti, educatori, orientatori: perché imparare la grafologia migliora il lavoro quotidiano
L’orientamento scolastico è una competenza che trasforma il modo in cui un professionista dell’educazione si relaziona coi ragazzi. Chiunque integri la grafologia nelle proprie competenze, acquisisce, infatti, strumenti fondamentali da spendere quotidianamente nel rapporto con gli adolescenti. Non si tratta di diventare grafologi professionisti (anche se il percorso triennale della Scuola Grafologica Morettiana di Verona apre concretamente questa strada). Si tratta, piuttosto, di acquisire uno strumento di comprensione in più: uno sguardo che, allenato sul comportamento-scrittura, diventa capace di cogliere tensioni, risorse e potenziali.
Un insegnante che comprende il gesto grafico di un ragazzo legge la persona che scrive.
Ecco alcuni dei profili professionali che traggono vantaggio concreto dallo studio della grafologia morettiana applicata all’orientamento scolastico:
- Docenti: l’analisi grafologica aiuta a comprendere meglio le dinamiche della classe, a individuare precocemente i segnali di disagio emotivo negli alunni e a personalizzare l’approccio didattico.
- Orientatori: la grafologia diventa uno strumento di supporto al colloquio di orientamento, capace di far emergere aspetti che lo studente stesso non sa ancora tradurre.
- Dirigenti scolastici e coordinatori pedagogici: conoscere la grafologia consente di leggere con maggiore acutezza i segnali nelle scritture dei ragazzi, di formare il corpo docente su questo strumento e di offrire alle famiglie un servizio di orientamento più completo e differenziato.
- Psicologi scolastici, pedagogisti e counselor: la grafologia si integra naturalmente con il lavoro clinico e relazionale, offrendo un canale di osservazione non verbale e non invasivo, particolarmente prezioso con gli adolescenti che faticano a esprimersi a parole.
- Educatori, tutor e formatori: in ambito extrascolastico, centri studio, doposcuola, percorsi di crescita personale, la grafologia offre un vantaggio concreto e una prospettiva di lavoro autonomo come consulente specializzato in età evolutiva.
L’associazione Consulenti Grafologi Morettiani APS di Verona
L’associazione Consulenti Grafologi Morettiani APS è attiva nel promuovere percorsi divulgativi e di formazione:
- La formazione triennale che prevede moduli specifici dedicati all’età evolutiva, allo studio della personalità in fase adolescenziale, e all’applicazione della grafologia in ambito educativo.
Per informazioni sul corso triennale: info@centrografologia.it
FAQ: le domande più frequenti
La grafologia per l’orientamento è adatta a tutte le età?
È particolarmente efficace dal momento in cui la scrittura è sufficientemente consolidata (quindi non prima dei 10-11 anni). È, inoltre, funzionale sia per il passaggio medie-superiori sia per la scelta universitaria.
Quanto dura una consulenza grafologica per l’orientamento?
L’analisi richiede solitamente alcune ore di lavoro da parte del grafologo. Il colloquio di restituzione dura circa 45–60 minuti. Alcuni consulenti offrono pacchetti che includono anche un incontro di follow-up.
Può essere utile anche se mio figlio non ha difficoltà particolari?
Assolutamente sì. L’orientamento grafologico non è uno strumento «riparativo» per chi è in difficoltà: è uno strumento di potenziamento per chiunque voglia scegliere con più consapevolezza.
La grafologia morettiana è scientificamente riconosciuta?
La grafologia è una scienza umana e come tale va considerata. Il metodo morettiano, in particolare, è un sistema grafologico codificato e perfezionato da generazioni di studiosi. La grafologia è riconosciuta come professione dalla L. 4/2013. I suoi professionisti operano anche come consulenti tecnici nei tribunali italiani e come consulenti di parte.
È diversa da un test attitudinale classico?
Completamente. I test attitudinali misurano capacità standardizzate e danno risposte standardizzate. La grafologia legge l’individuo specifico, con la sua unicità, e questo è esattamente il punto di forza della grafologia.
Se vuoi prenotare una consulenza o partecipare a uno dei nostri corsi di formazione, scrivi a info@centrografologia.it oppure chiama il 348 3479588.
