A cura di Carla Salmaso. Formatrice presso la Scuola Grafologica Morettiana di Verona.
Padre Girolamo Moretti (1879-1963), considerato il genio indiscusso e il padre della grafologia italiana, instaurò con Verona un legame profondo, documentato nella sua autobiografia Chi lo avrebbe mai pensato, pubblicata postuma nel 1977. Numerose personalità della Verona del primo Novecento lo accolsero con stima e amicizia: dall’avvocato Ettore Sartori, presidente dell’Università Popolare, al Presidente del Tribunale, da don Giuseppe Trecca alla famiglia Bertelè.
Per Moretti la scrittura è il movimento espressivo di un’unità psicosomatica. Questa visione gli permetteva di cogliere dalla grafia non solo i tratti psichici, ma anche le particolarità somatiche dello scrivente: un’abilità che a Verona lasciò stupiti scienziati, nobili e intellettuali.
La prima volta a Verona: la conferenza grafologica alla Gran Guardia
Moretti giunse a Verona per la prima volta nella prima metà del Novecento (tra il 1919 e il 1923), accogliendo l’invito dell’avvocato Ettore Sartori, presidente dell’Università Popolare. Sartori, senza averlo mai conosciuto di persona, gli aveva scritto chiedendogli di tenere una conferenza sulla grafologia – scienza allora agli albori in Italia – presso il Palazzo della Gran Guardia.
L’episodio della stazione
Di Sartori, Moretti possedeva solo la lettera d’invito e una cartolina con i dettagli organizzativi, in cui l’avvocato lo informava che lo avrebbe atteso in stazione. Solo durante il viaggio da Bologna, però, Moretti scoprì che a Verona esistevano due stazioni, Porta Nuova e Porta Vescovo, senza sapere a quale scendere.
Il caso volle che alla stazione di Mantova salisse sul treno il parroco di Felonica. Venuto a sapere che il sacerdote sarebbe sceso a Porta Nuova, Moretti gli chiese di verificare se tra chi attendeva in stazione vi fosse un uomo corrispondente alla descrizione fisica che gliene fece. Grazie alla descrizione, il parroco riconobbe l’avvocato Sartori e gli comunicò che Padre Moretti lo stava aspettando accanto al treno.
Le analisi grafologiche che stupirono la città
Lo stupore di Sartori fu tale che, nel suo studio di via Mazzini, radunò amici e colleghi. Essi intrattennero Moretti fino alla conferenza, con richieste di analisi grafologiche. Il convegno si tenne in una sala gremita della Gran Guardia, davanti a circa un migliaio di persone tra scienziati, filosofi, nobili e intellettuali.
Moretti chiese che gli fossero portate scritture di persone note al pubblico ma a lui sconosciute: «Ve le descriverò completamente nelle loro particolarità psichiche e somatiche», disse (Moretti, 1977, p. 94). Le analisi lasciarono tutti stupiti, soprattutto per i dettagli somatici individuati. Tra le grafie esaminate vi erano quelle del Sindaco di Verona e di Paola Lombroso, figlia del celebre Cesare.
Le Stimate e l’incontro con Umberto Bertelè
Poco dopo, Moretti fu invitato a una seconda conferenza, tenuta alle Stimate. Tra il pubblico vi erano le sorelle Iole e Dolores Bertelè, che lo invitarono nella loro villa a Cerea. Qui Moretti conobbe il loro padre, Umberto Bertelè, la madre Rachele e i fratelli.
Il mecenate della grafologia italiana
Saputo che Moretti intendeva pubblicare la terza edizione del Trattato, Bertelè si offrì di anticiparne le spese. Iniziò così un rapporto di ammirazione, collaborazione e amicizia: Moretti lo definì il mecenate della sua grafologia (Moretti, 1977, p. 96). Visti i pochi ricavi della III edizione (1924), Bertelè rinunciò alla restituzione del prestito: «Al denaro che le ho dato per la terza edizione, uscita nel 1924, non pensi più. Gliene faccio dono per i suoi poveri» (Moretti, 1977, p. 96).
La generosità di Bertelè non si fermò: sostenne le spese di altre pubblicazioni e aiutò Moretti ad affrontare le terapie per la malattia del padre. Durante un soggiorno a Cerea, nel settembre del 1940, Moretti iniziò il lavoro per la sesta edizione del Trattato, ricordando con affetto le attenzioni della famiglia Bertelè (Moretti, 1977, p. 137).
Il legame durò fino alla morte di Umberto, avvenuta nel 1942. Nell’autobiografia Moretti ne traccia un ritratto commosso, ricordandone la rettitudine, l’amore per la giustizia e la dedizione alla famiglia, e descrivendo un funerale che fu «un attestato di pubblica stima» (Moretti, 1977, pp. 152-153).
Verona devota: la scuola e la nomina a perito grafologico
Ben prima della morte di Bertelè, il nome di Moretti era già noto a migliaia di persone, e la città gli rimase «caramente devota». Su richiesta di alcuni volenterosi, Moretti vi aprì una scuola di grafologia frequentata da 35 allievi, alcuni dei quali «fecero ottima riuscita» (Moretti, 1977, p. 96). Attraverso l’avvocato Sartori egli ebbe la possibilità di conoscere il Presidente del Tribunale di Verona, che ne mise alla prova l’abilità. Qualche mese dopo, Sartori comunicò a Moretti che il Presidente della Corte d’Assise di Venezia lo aveva nominato perito ad honorem per tutti i tribunali del Veneto.
Don Trecca e l’analisi del Veronese
Tra gli episodi più curiosi che hanno consolidato il legame di Moretti con Verona vi è la richiesta che nel 1939 gli giunse da don Giuseppe Trecca, curato di San Salvaro, oltre che storico e architetto. Trecca gli inviò la fotografia di un saggio grafico di qualche secolo prima, privato della firma, chiedendo un profilo grafologico il più dettagliato possibile.
Moretti restituì l’analisi includendo indicazioni sull’aspetto fisico dello scrivente. Il 23 giugno 1939 Trecca rispose svelando l’identità dell’autore del manoscritto: si trattava del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese. «Paolo Caliari, scoperto, denudato, radiografato. Soddisfatto vi ringrazio. Anche la parte somatica è indovinatissima. Tradizione vuole che, nel quadro di Antonio Badile a San Nazaro, il giovane che offre le palma sia Paolo quattrodicenne, discepolo del pittore [Badile è noto come il maestro del Veronese]. Andai a verificare: è biondo. Il profilo preannuncia il ritratto che è nella Cena dell’Accademia di Venezia, dove si notano i capelli castani [il Trecca si riferisce alla Cena a casa di Levi, dipinto del Veronese conservato presso le gallerie dell’Accademia di Venezia]. Congratulazioni. Giuseppe Trecca» (Moretti, 1977, p. 130).
Moretti chiuse l’episodio con ironia: «Non sapevo chi fosse Paolo Caliari e dovetti andare a consultare l’enciclopedia per apprendere che era nientemeno che il Veronese» (Moretti, 1977, p. 130).
La vita di Girolamo Moretti in date
- 1879 – Nascita di Girolamo Moretti.
- 1919-1923 – Prima conferenza a Verona, al Palazzo della Gran Guardia.
- 1924 – Pubblicazione della III edizione del Trattato, con il sostegno di Bertelè.
- 1939 – Richiesta di don Trecca e analisi del manoscritto del Veronese; lettera del 23 giugno.
- 1940 – Soggiorno a Cerea; inizio del lavoro sulla VI edizione.
- 1942 – Morte di Umberto Bertelè.
- 1963 – Morte di Girolamo Moretti.
- 1977 – Pubblicazione postuma dell’autobiografia Chi lo avrebbe mai pensato.
Padre Moretti in breve
Verona fu per Padre Girolamo Moretti molto più di una tappa: fu il luogo di incontri che ne segnarono il percorso. La prima conferenza alla Gran Guardia contribuì a far conoscere e apprezzare Moretti nella città di Verona; l’amicizia con Umberto Bertelè, suo mecenate, favorì la pubblicazione delle opere che lo consegnarono alla storia come padre della grafologia italiana; la nomina a perito e l’apertura di una scuola ne radicarono la presenza in città; l’analisi del Veronese rimane uno degli episodi più suggestivi della sua capacità di leggere nella scrittura l’intera persona.
FAQ
Chi era Padre Girolamo Moretti?
Padre Girolamo Moretti (1879-1963) è considerato il padre della grafologia italiana, celebre per la capacità di cogliere dalla scrittura i tratti psichici e somatici dello scrivente.
Quando arrivò Moretti a Verona per la prima volta?
Nella prima metà del Novecento per una conferenza al Palazzo della Gran Guardia su invito dell’avvocato Ettore Sartori.
Chi era Umberto Bertelè?
Moretti lo definì il mecenate della sua grafologia, per aver sostenuto le spese di pubblicazione di molte sue opere.
Cosa fu l’analisi del Veronese?
Nel 1939 don Giuseppe Trecca chiese a Moretti un’analisi di un manoscritto antico privato della firma. Moretti ne tracciò il profilo psichico e somatico: l’autore era Paolo Caliari, detto il Veronese.
Moretti aprì una scuola di grafologia a Verona?
Sì. Su richiesta di alcuni volenterosi aprì in città una scuola di grafologia, frequentata da 35 allievi.
Per approfondire
La storia di Padre Moretti continua a vivere oggi nella Scuola Grafologica Morettiana, nata in seno all’associazione Consulenti Grafologi Morettiani. Per conoscere il percorso formativo e le attività dell’associazione è possibile scrivere a info@centrografologia.it o telefonare al 348 3479588.
