A cura di Carla Salmaso. Formatrice presso la Scuola Grafologica Morettiana di Verona.
Settembre è, per definizione, il mese dei nuovi inizi. Per i bambini che passano dalla scuola dell’infanzia alla primaria significa anche affacciarsi a una delle esperienze di apprendimento più complesse e affascinanti: la scrittura a mano. Prima ancora di tracciare la prima lettera, però, il bambino ha bisogno di aver consolidato alcuni requisiti fondamentali, che vanno sostenuti con il tempo e la pazienza che la frenesia della vita adulta non sempre riesce a concedere.
Comprendere quali sono questi prerequisiti non è un esercizio teorico riservato agli addetti ai lavori: è un’informazione preziosa per genitori, insegnanti ed educatori, perché permette di osservare il bambino con maggiore consapevolezza e di accompagnarlo, senza forzature, verso il momento in cui sarà davvero pronto a scrivere.
Perché scrivere non è soltanto “fare dei segni”
Per imparare a scrivere il bambino ha bisogno di consolidare dei requisiti fondamentali che vanno rinforzati e sostenuti e che necessitano di quel tempo e di quella pazienza che non sempre la nostra adulta frenesia gli concede.
Imparare a scrivere non significa semplicemente copiare dei segni, ma acquisire movimenti funzionali (che richiedono un insegnamento specifico), uniti a una postura e a un’impugnatura corrette.
Coordinazione occhio-mano: il primo requisito fondamentale
Tra i requisiti più significativi, c’è quello che consente al bambino di coordinare l’azione motoria con quella visiva, per cui il suo occhio impara, piano piano, a seguire e accompagnare la mano sul foglio.
Questa competenza, nota in ambito tecnico come coordinazione oculo-manuale, è ciò che permette al gesto grafico di rimaneere sotto controllo: senza di essa il bambino non è in grado di controllare dove stia andando la mano, né di correggere in tempo reale la direzione del tratto. È un prerequisito che si costruisce molto prima della scrittura vera e propria, attraverso il gioco, il disegno spontaneo e le prime attività di manipolazione.
Orientarsi nello spazio e nel tempo: un prerequisito spesso sottovalutato
Un’altra competenza importante è quella legata a concetti spaziali e temporali, come davanti/dietro, sopra/sotto, prima/dopo, che diventano utili alla letto-scrittura di lettere e al consequenziale processo di realizzazione.
A questo proposito, un esempio particolarmente efficace riguarda grafemi molto simili, come la d, b, p, q, i quali si costituiscono della combinazione, ogni volta diversa, di un ovale e di un’asta. Un altro esempio sono la l e la e minuscole in corsivo, che si realizzano con un movimento uguale (l’asola), ma portano a dimensioni ed esiti visivi e sonori completamente differenti.
Dal punto di vista pratico, questo spiega perché sia frequente che i bambini tra i 5 e i 7 anni confondano o invertano lettere con la stessa struttura grafica. Non si tratta necessariamente di un campanello d’allarme: potrebbe semplicemente indicare, tra le varie ipotesi, che l’orientamento spaziale è ancora in fase di consolidamento e che merita di essere sostenuto, senza ansie, attraverso il gioco e l’osservazione quotidiana.
Lo schema corporeo: orientarsi rispetto a sé e agli altri
Strettamente connessa alla competenza spaziale è la conoscenza dello schema corporeo, che si esprime attraverso concetti spaziali sia oggettivi (“Andrea è dietro alla porta”), sia soggettivi, cioè rispetto alla posizione del corpo (“Andrea è dietro a te”).
Questa distinzione, apparentemente sottile, è in realtà decisiva: il bambino deve imparare a collocare oggetti e persone nello spazio sia in modo assoluto, sia in relazione al proprio corpo in movimento. È lo stesso tipo di flessibilità mentale che, poco più avanti, gli servirà per orientare correttamente le lettere sul rigo e per rispettare la direzione di scrittura da sinistra a destra.
Le sequenze motorie: da allacciarsi le scarpe a tracciare una lettera
È importante, inoltre, che il bambino consolidi via via una capacità di programmazione e di esecuzione coordinata delle cosiddette sequenze motorie, cioè che sia capace di compiere piccole azioni che richiedono una precisa successione di gesti, come sapersi allacciare le scarpe, per esempio (meriterebbe uno spazio a parte la riflessione sul fatto che oltre l’80% delle scarpe da bambino vendute abbia una chiusura facilitata e che in molti complessi scolastici e scuole dell’infanzia la chiusura a velcro sia ormai diventata un requisito necessario a favorire la rapida gestione delle routine quotidiane….ma questo appartiene a un altro capitolo).
Tracciare una lettera è a tutti gli effetti una sequenza motoria: un ordine preciso di movimenti (dove iniziare il tratto, in che direzione proseguire, dove sollevare la penna) che deve essere programmato prima e controllato durante l’esecuzione. Le attività quotidiane che richiedono una successione di gesti coordinati, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi una giacca, infilare le perline in un filo, sono, in questo senso, una palestra naturale e gratuita per il gesto grafico che verrà.
Il tempo del bambino e il ruolo dell’adulto
Se tutti i i prerequisiti descritti sono fondamentali affinché il bambino si avvicini correttamente e con serenità alla scrittura è fondamentale che l’adulto non dimentichi che ogni bimbo ha un proprio tempo e che ha bisogno di essere, letteralmente, preso per mano.
Come sostenere questi prerequisiti nella vita quotidiana
Per genitori e insegnanti, tradurre questi principi in pratica non richiede materiali particolari, ma attenzione e costanza. Alcuni esempi concreti:
- Coordinazione occhio-mano: giochi di infilo e sfilo, costruzioni, palla, ritaglio con le forbici a misura di bambino.
- Orientamento spaziale e temporale: percorsi motori in cui nominare davanti/dietro/sopra/sotto, giochi di imitazione,”, racconti in sequenza (prima… poi… infine…).
- Schema corporeo: giochi focalizzati sulla conoscenza e percezione del proprio corpo (per esempio nominare e indicare su di sé e sull’altro le parti del corpo, riprodurre posizioni e posture guida, percepire il peso e la tensione muscolare).
- Sequenze motorie: attività di vita quotidiana come allacciarsi le scarpe, abbottonare, infilare le perline, seguire una ricetta passo dopo passo.
- Postura e impugnatura: insegnare gradualmente come sedersi e come impugnare lo strumento grafico, rispettando i tempi di maturazione motoria del bambino. Poiché l’apprendimento avviene prima di tutto per imitazione, è fondamentale mostrare il gesto corretto con l’esempio pratico e offrire strumenti facilitanti (come matite a sezione triangolare o piani inclinati) quando la mano è pronta a sviluppare la presa a tre dita.
Se, superata la prima elementare, un bambino continua a mostrare marcate difficoltà in una o più di queste aree, può essere utile un confronto con un professionista formato all’osservazione del gesto grafico in età evolutiva, che affianca, senza sostituirsi, le valutazioni di eventuali specialisti sanitari.
Il contributo della grafologia morettiana all’osservazione del gesto grafico
L’osservazione dei prerequisiti della scrittura è, storicamente, uno degli ambiti in cui la grafologia morettiana ha sviluppato un metodo di analisi rigoroso, fondato sugli studi di Padre Girolamo Moretti (1879-1963). Il Consulente grafologo che si occupa di età evolutiva non formula mai diagnosi cliniche, ma osserva l’evoluzione del gesto grafico del bambino, dallo scarabocchio alla scrittura, per coglierne le tappe di sviluppo e le eventuali difficoltà da segnalare alle famiglie e ai professionisti sanitari competenti.
È uno degli ambiti di applicazione in cui la grafologia, in un’ottica di collaborazione e non di sostituzione rispetto alle altre discipline, può offrire un contributo di osservazione utile a chi lavora ogni giorno con i bambini nella fase di apprendimento della scrittura.
Domande frequenti
Quali sono i principali requisiti per imparare a scrivere?
La coordinazione occhio-mano, l’orientamento spaziale e temporale, la conoscenza dello schema corporeo e la capacità di programmare ed eseguire sequenze motorie coordinate.
A che età un bambino è pronto per imparare a scrivere?
Coincidendo con l’ingresso alla scuola primaria, la mano raggiunge la maturità anatomica e la coordinazione fine necessarie per gestire i movimenti millimetrici richiesti dal corsivo all’interno dello spazio della riga.
È normale che un bambino confonda alcune le lettere o le scriva in modo speculare?
Sì, all’inizio è assolutamente normale e fisiologico. Durante i primi approcci alla scrittura la confusione o la scrittura speculare di alcuni grafemi (come confondere la b con la d, la p con la q, o scrivere i numeri al contrario) fa parte del naturale processo di apprendimento e dell’esplorazione dello spazio grafico. Con il procedere del percorso scolastico il bambino dovrebbe gradualmente consolidare il corretto orientamento e la funzionale direzionalità dei grafemi.
Cosa fa un grafologo esperto in età evolutiva?
Osserva l’evoluzione del gesto grafico del bambino, dallo scarabocchio alla scrittura calligrafica, per cogliere per tempo le tappe di sviluppo e le eventuali criticità, in collaborazione con genitori, insegnanti e, se necessario, specialisti sanitari.
In sintesi
- Per imparare a scrivere il bambino deve prima consolidare dei prerequisiti fondamentali.
- I requisiti principali sono: coordinazione occhio-mano, orientamento spaziale e temporale, schema corporeo, sequenze motorie coordinate.
- Ogni bambino ha un proprio tempo di maturazione: il ruolo dell’adulto è accompagnare, non anticipare.
- Attività quotidiane semplici, giochi di movimento, manipolazione, piccole routine, sostengono naturalmente questi prerequisiti.
- La grafologia morettiana, applicata all’età evolutiva, offre strumenti di osservazione del gesto grafico a supporto di famiglie e insegnanti.
Se desideri approfondire come l’analisi della scrittura possa affiancare genitori, insegnanti ed educatori nell’accompagnare il bambino verso la scrittura, puoi scrivere a info@centrografologia.it o chiamare il 348 3479588: sarà un’occasione per conoscere più da vicino gli ambiti di applicazione della grafologia morettiana e, per chi fosse interessato ad approfondire la materia da un punto di vista professionale, i percorsi formativi della Scuola grafologica morettiana di Verona, nata in seno all’associazione Consulenti Grafologi Morettiani.
