A cura di Carla Salmaso

“Firmare” deriva dal verbo “affermare, confermare, rendere saldo” e si riferisce alla convalida di un documento o di una dichiarazione. Nel corso dei secoli la firma è diventata sempre più importante, soprattutto in campo legale e giuridico: oltre a esprimere un valore profondo, personale e intimo, in termini generali essa è legata all’assunzione di responsabilità, fino al punto da certificare quanto viene scritto. A ricordarcelo è Carla Salmaso – formatrice presso la Scuola Grafologica Morettiana di Verona, presidente dell’associazione Consulenti grafologi morettiani e direttrice della rivista Scrittura – con un approfondimento dedicato proprio al valore di questo tracciato grafico. 

Un gesto tra diritto e psicologia

Esulando dall’ambito forense, in cui la firma viene analizzata grafologicamente per stabilirne l’autenticità, nell’analisi grafologica la firma può fornire molte informazioni e aiutare a completare il quadro generale del profilo. Un punto, però, va sempre tenuto fermo, ed è la stessa Salmaso a sottolinearlo: la firma «assume significato solo se e quando viene collegata e confrontata col testo di riferimento».

Questo è uno degli aspetti che distingue un’analisi grafologica rigorosa da una lettura superficiale: la firma da sola, isolata dal contesto grafico, non basta. È il confronto tra il modo in cui una persona scrive abitualmente e il modo in cui firma a restituire informazioni attendibili, per esempio sul divario, o sulla coerenza, tra l’immagine che una persona vuole dare di sé e ciò che effettivamente è o sente di essere.

Le tre componenti della firma 

La firma può essere osservata grafologicamente nelle tre parti principali che la compongono e nel loro reciproco rapporto: il nome, il cognome e la (eventuale) paraffa.

Il nome proprio: la rappresentazione dell’Io intimo

Il nome proprio è la rappresentazione dell’Io intimo. Infatti, sin dalla nascita, e anche prima, si è identificati col nome che ci unisce affettivamente alle figure educative di riferimento.

Il cognome: il simbolo dell’Io sociale

Il cognome, invece, simboleggia l’Io sociale. Ognuno di noi comincia a familiarizzare col proprio cognome solo quando entra nella vita pubblica, generalmente quando inizia a frequentare la scuola secondaria e deve affrontare la necessità di essere identificato in modo più “ufficiale”. Il cognome assume, dunque, un valore simbolico in relazione alle origini e alla famiglia di appartenenza.

Interessante è il rapporto tra il nome e il cognome, per cui vanno osservate le relazioni di grandezza, di estensione, di energia, di inclinazione, ma anche le unioni, le maiuscole, le abbreviazioni, e così via. È nel confronto tra queste due componenti la dimensione più intima e quella più sociale della persona – e nella loro relazioni con il testo che l’analisi grafologica della firma trova buona parte del suo valore. 

La paraffa: l’abito con cui la firma si veste

Il terzo elemento da considerare è l’eventuale paraffa, che può anche non esserci. Essa comprende tutti i tratti accessori associati alla firma: sottolineature, punteggiature, ricci, cancellazioni, e così via, e può essere interpretata come l’abito con cui la firma si “veste”.

Perché osservare la firma: alcune applicazioni pratiche

Al di là della curiosità che il tema può suscitare, la lettura grafologica della firma da parte del Consulente grafologo trova applicazione in contesti molto concreti:

  • In ambito forense, la firma è uno degli elementi grafici più richiesti nelle perizie su scritture, per esempio nella verifica dell’autenticità di testamenti, contratti o altri documenti sottoscritti, sempre attraverso il confronto con scritture di comparazione.
  • Nella conoscenza di sé, osservare il proprio rapporto tra nome e cognome nella firma, quale dei due prevale in dimensione, energia o cura del tratto, può essere uno spunto di riflessione su come si vive il proprio spazio più intimo rispetto a quello che si mostra pubblicamente.
  • Nel mondo del lavoro e dei documenti digitali, il tema della validazione della firma resta attuale: come osservato dalla stessa Salmaso, anche le firme elettroniche  che oggi hanno piena validità legale aprono interrogativi nuovi su chi, in futuro, sarà chiamato ad attestarne l’autenticità, una prospettiva che riguarda da vicino il futuro della professione grafologica.

In sintesi

  • Firmare significa “affermare, confermare, rendere saldo”: un gesto che nel tempo ha assunto un forte valore legale e simbolico.
  • La firma, in grafologia, ha senso solo se confrontata con il testo di riferimento della stessa persona.
  • Le tre componenti da osservare sono il nome (Io intimo), il cognome (Io sociale) e l’eventuale paraffa (i tratti accessori).

Domande frequenti

Da dove deriva il termine “firmare”?

Dal verbo “affermare, confermare, rendere saldo”, a indicare la funzione di convalida di un documento o di una dichiarazione.

La firma può essere analizzata da sola, senza il resto della scrittura?

No: nell’analisi grafologica la firma assume significato pieno solo se collegata e confrontata con il testo di riferimento della stessa persona.

Quali sono gli elementi grafologici principali della firma?

Il nome proprio, il cognome e l’eventuale paraffa, oltre alle relazioni reciproche tra queste tre componenti (dimensione, estensione, energia, inclinazione, unioni, uso delle maiuscole, abbreviazioni).

Cosa rappresenta la paraffa?

L’insieme dei tratti accessori associati alla firma, sottolineature, punteggiature, ricci, cancellazioni, che può essere letta come “l’abito” con cui la firma si presenta.

Se questo approfondimento sulla firma ti ha incuriosito, sul blog trovi altri articoli dedicati al mondo della grafologia e della manoscrittura, dalla direzione del rigo ai segni grafologici e al loro significato. Per conoscere i percorsi formativi della Scuola grafologica morettiana di Verona, nata in seno all’associazione Consulenti Grafologi Morettiani, puoi visitare centrografologia.it, scrivere a info@centrografologia.it o chiamare il numero 348 3479588.